Una mischia durante una partita di rugby
Una mischia durante una partita di rugby

Milano, 17 febbraio 2020 -  Un episodio gravissimo durante un torneo amatoriale, con un giocatore che ha perso completamente l’uso di un occhio. Non un banale incidente di gioco, dicono i medici: l’avversario che ha infilato il dito diritto e con tanta violenza in quell’orbita, non può averlo fatto che in modo intenzionale. Eppure quello del rugby è un ambiente sano, tradizionale scuola di sportività: stavolta però si chiude a riccio, sopisce, minimizza. Dopo aver interrotto la partita e fatta intervenire l’ambulanza, l’arbitro nel suo referto liquida tutto in due righe. L’atleta ferito presenta denuncia per lesioni gravissime, ma non è in grado di indicare chi è intervenuto contro di lui in quel modo: il responsabile non si fa avanti, non si trova. Gli inquirenti raccolgono le testimonianze dei compagni di squadra, ma nessuno ha visto niente di preciso, nessuno ricorda bene. Gli avversari ancora meno, ovvio. E nonostante il torneo fosse riconosciuto ufficialmente dalla Federazione, non c’è nemmeno un elenco dei partecipanti all’incontro. Così la Procura chiede l’archiviazione del caso: a opporsi resta quell’atleta ferito nel corpo e nell’animo, deluso da uno sport nel quale ha sempre creduto ma che ora l’ha lasciato solo insieme al suo avvocato Andrea Cavallo. 

È una storia quasi incredibile quella di Joseph (Joe) Ferrara, oggi 48 anni, italiano di origini statunitensi, insegnante di inglese, sposato, due figli piccoli. Tesserato per la squadra milanese over 35 della Old Blacks Rugby, nel giugno di due anni partecipava ad un torneo organizzato dalla Amatori Union Rugby Club nel centro sportivo di via Valvassori Peroni. Nel corso del match contro la B.Old, in un’azione d’attacco, prima di un placcaggio ma quando era ancora in piedi e solo leggermente chinato in avanti, nel momento dell’impatto con gli avversari Ferrara sente "un dolore indescrivibile all’occhio sinistro" e cade urlando. "Come si accerterà clinicamente - scrive nella sua denuncia - il sottoscritto ha ricevuto una ditata talmente diretta, forte e improvvisa da fargli esplodere letteralmente il bulbo oculare".

E mentre da un lato comincia per il rugbista l’odissea sanitaria da un ospedale all’altro e fino a una delicata operazione subita a Firenze (nel "tentativo di ricostruire il bulbo, pezzettino per pezzettino") conclusa però con la "perdita definitiva ed irreversibile dell’occhio sinistro", dall’altro si avvia faticosamente l’indagine giudiziaria che non approderà a nulla anche perché "l’arbitro, con la propria condotta - sostiene Ferrara - certo non ha aiutato". Eppure non può dirsi "che il responsabile fosse affatto individuabile, vista la copiosa emorragia patita dal sottoscritto", che dunque rendeva "facilmente reperibile l’autore della ditata, non foss’altro dalla mano e dalle dita evidentemente insanguinate". E invece, neppure un album fotografico con le immagini dei componenti della squadra avversaria è stato predisposto, cosa che al limite avrebbe potuto rendere possibile il riconoscimento ad opera della parte offesa o di qualcuno dei suoi compagni.

Fra l’altro, se neppure la denuncia per favoreggiamento nei confronti dell’arbitro ("che per ruolo e abilitazione di ufficiale di campo non poteva certo esimersi dalla ricerca del responsabile") dovesse trovare un seguito, per Ferrara sarebbe molto complicato ottenere un risarcimento dei danni pure in sede civile. Quanto al procedimento penale, dopo la richiesta di archiviazione avanzata dal pm Giovanni Tarzia e l’opposizione presentata dall’avvocato Cavallo, sarà il gip Cristina Mannocci a doversi pronunciare tra qualche settimana.