Giuseppe Pellicanò con la moglie
Giuseppe Pellicanò con la moglie

Milano, 15 ottobre 2018 - «Miki ti scongiuro tu e le bimbe non ve ne andate, non mi uccidete così, ti prego Miki non uccidiamo il nostro rapporto». È uno degli ultimi messaggi su whatsapp con cui supplica la moglie di non lasciarlo, Giuseppe Pellicanò, il pubblicitario 50enne condannato all’ergastolo in primo grado per avere aperto il gas e fatto saltare in aria l’appartamento di via Brioschi in cui viveva con la sua famiglia. Da vittima a carnefice, invece, l’ha uccisa lui la moglie Micaela Masella e solo per un caso fortuito non sono morte, ma rimaste ustionate, le sue due figlie di 11 e 6 anni, nell’esplosione avvenuta il 12 giugno del 2106. Nella strage sono morti anche due ragazzi, Chiara Magnamassa e il suo fidanzato Riccardo Maglianesi, entrambi di 28 anni, vicini di casa della coppia, vittime innocenti del delirio di Pellicanò, la sola colpa di essersi trovati in casa al momento dell’esplosione.

Mercoledì inizia il processo di appello, che si giocherà tutto sulla capacità di intendere o volere e sulla eventuale infermità mentale di Pellicanò al momento in cui scollegò il tubo del gas della cucina, tornò in soggiorno, aprì il divano letto su cui dormiva da due anni, da quando non divideva più la camera matrimoniale con la moglie, per poi addormentarsi «con un sorriso ebete» - dirà - risvegliarsi sotto le macerie e raccontare di non ricordare più nulla. Era lucido, o Pellicanò è pazzo? In appello sarà difeso dall’avvocato Alessandra Silvestri. Nelle scorse settimane il pubblicitario ha tentato il suicidio in carcere, con un abuso di farmaci, ma se l’è cavata con una lavanda gastrica.

Non è il primo tentativo di suicidio, più volte, negli ultimi momenti della storia con Micaela aveva platealmente annunciato di piantarsi coltelli alla gola o buttarsi dal balcone. Con il risultato che l’unica morta è la moglie, le due figlie piccole sono senza genitori e, tragedia nella tragedia, due ragazzi incolpevoli sono saltati in aria per l’istante di follia di un marito lasciato. All’origine della strage, la decisione della moglie di andare a vivere con un collega. In cura psichiatrica da anni, Pellicanò, depresso, non avrebbe retto il colpo.