Milano, 16 febbraio 2017 - La pubblica accusa non si è opposta alla revoca, come chiesto dalla difesa, della misura di tre anni di libertà vigilata nei confronti di Patrizia Reggiani, condannata a 26 anni di carcere per l'omicidio del marito, Maurizio Gucci, ucciso nel 1995 in via Palestro a Milano. La donna ha finito nei mesi scorsi di scontare la pena detentiva e, qualora il giudice di Sorveglianza dovesse decidere di accogliere la richiesta dell'accusa, non avrebbe più alcun obbligo.  La donna, assistita dall'avvocato Danilo Buongiorno, dopo 17 anni in carcere aveva ottenuto l'affidamento ai servizi sociali: aveva lavorato per alcuni anni nello showroom di alta bigiotteria Bozart, nel centro di Milano.

La Reggiani era presente in udienza davanti al giudice e si è detta "sollevata, molto", dopo l'udienza davanti al giudice di Sorveglianza.  Dopo tutti questi anni ripete di essere innocente? "Temo di sì - accetta di rispondere fuori da Palazzo di Giustizia di Milano -. Ma sono stati fatti degli errori. Non bisognava far entrare l'Auriemma (la cosiddetta maga Auriemma, condannata con lei per l'omicidio, ndr) in un pollaio tranquillo. Mi sono fidata delle persone sbagliate". "Mi sento molto sollevata e non avendo capito un tubo, non sapevo nemmeno ci fossero altri tre anni", riesce a scherzare, nonostante non goda di buona salute. Come sta? «Male - risponde - ho avuto un'operazione alla gamba e ho difficoltà a muovermi». Come sono stati questi ultimi anni di libertà? "Bellissimi ma io stavo bene anche prima, al Victor Residence", risponde ricordando la sua definizione del carcere di San Vittore, dove è rimasta per 17 anni.