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22 mag 2022

Part time, vittoria delle cassiere "Hanno il diritto a orari fissi"

Il Tribunale accoglie il ricorso contro Bennet: "I turni non possono essere imposti unilateralmente". Insidie nella giungla della grande distribuzione, che ormai conta il 50% dei lavoratori a tempo parziale

22 mag 2022
diandrea gianni
Cronaca
Le donne assistite dalla Filcams lavorano nel punto vendita Bennet di Cesano Boscone
Le donne assistite dalla Filcams lavorano nel punto vendita Bennet di Cesano Boscone
Le donne assistite dalla Filcams lavorano nel punto vendita Bennet di Cesano Boscone
Le donne assistite dalla Filcams lavorano nel punto vendita Bennet di Cesano Boscone
Le donne assistite dalla Filcams lavorano nel punto vendita Bennet di Cesano Boscone
Le donne assistite dalla Filcams lavorano nel punto vendita Bennet di Cesano Boscone

di Andrea Gianni

Chi lavora part time ha diritto ad avere orari fissi, e l’azienda non può modificare unilateralmente i turni, senza un accordo. Lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro di Milano, che ha dato ragione a due dipendenti dell’ipermercato Bennet di Cesano Boscone, assistite dal sindacato Filcams-Cgil di Milano. Le donne hanno vinto la causa, almeno in primo grado, ottenendo un risarcimento e una sentenza che impone all’azienda di ristabilire gli orari fissi. "Da quando Bennet ha rilevato il negozio nel 2020, ha imposto unilateralmente i propri orari – spiega la Filcams – obbligando i lavoratori a turnazioni a proprio piacimento. L’azienda è rimasta in questi mesi ostile ad ogni ipotesi di trattativa sulla questione ed è dovuta arrivare la sentenza del giudice a dichiarare illegittimi i turni Bennet e condannare l’azienda ad un oneroso risarcimento ai lavoratori. Un’importante vittoria, che si spera porterà l’azienda a più miti consigli ed una vera trattativa sull’organizzazione del lavoro non più rimandabile".

Gli orari fissi, infatti, "sono previsti dalla legge per i contratti a tempo parziale". Una norma che tutela chi sceglie un contratto part time per riuscire a conciliare il lavoro con la cura dei figli - e quindi ha necessità di avere turni e orari ben definiti, che non possono variare da un giorno all’altro - e anche chi invece è costretto al part time e deve trovare un secondo lavoro per arrivare a fine mese. Insidie nella giungla della grande distribuzione, che negli anni ha visto erodere sempre di più le tutele per i lavoratori in un settore che conta ormai circa il 50% di part time. Turni “impossibili“ e trasferimenti coatti - come è emerso da diverse vertenze - spesso diventano uno strumento per spingere un dipendente alle dimissioni quando c’è bisogno di ridurre il personale, rendendo impossibile una conciliazione fra lavoro e famiglia.

Poi c’è il part time imposto a chi, invece, vorrebbe lavorare full time. E in questo caso gli orari “scomodi“ impediscono di trovare un’occupazione parallela per arrotondare lo stipendio. Fra i problemi anche la richiesta di lavorare oltre l’orario, in caso di necessità, con straordinari che di fatto non vengono pagati. Oppure il lavoro obbligatorio nei festivi ma pagato poco, e il proliferare di contratti pirata. Ai quattro principali contratti collettivi di lavoro (che i principali sindacati di categoria stipulano rispettivamente con Confcommercio, Confesercenti, il sistema delle cooperative e Federdistribuzione), si affianca una galassia di contratti pirata. Nel terziario se ne contano quasi 200, che spesso pur mantenendo i minimi retributivi, in media si aggirano tra i 1200 e i 1300 euro netti, sottraggono diritti come tredicesima, quattordicesima e straordinari.

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