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3 mag 2022

Parco Sud, lite Regione-Comune per la nuova legge sulle nomine

Il Pirellone: raddoppiamo la quota e indicheremo il direttore. Mozione contraria del Pd a Palazzo Marino

massimiliano mingoia
Cronaca
Itinerario ciclabile affollato di famiglie nella domenica del Primo maggio nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano, polmone verde a due passi da Milano
Itinerario ciclabile affollato di famiglie nella domenica del Primo maggio nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano, polmone verde a due passi da Milano
Itinerario ciclabile affollato di famiglie nella domenica del Primo maggio nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano, polmone verde a due passi da Milano

di Massimiliano Mingoia

È scontro tra Comune e Regione sul futuro del Parco Agricolo Sud. Il Partito democratico a Palazzo Marino ha presentato un ordine del giorno – primi firmatari i dem Angelo Turco, Rosario Pantaleo ed Elena Buscemi – in cui chiede al sindaco Giuseppe Sala e alla Giunta di attivarsi sul governatore Attilio Fontana e sul suo esecutivo affinché il progetto di legge presentato dal centrodestra in Consiglio regionale venga stoppato perché iniziativa ritenuta "fortemente dannosa per il futuro del Parco Agricolo Sud Milano". Il nodo della lite tra Comune e Regione è semplice: la proposta normativa del Pirellone ribalta la governance del Parco Agricolo Sud. Attualmente, infatti, il direttore dell’ente è nominato dalla Città metropolitana, dunque dal sindaco metropolitano Giuseppe Sala. Se in autunno – come calendarizzato – venisse approvato il progetto di legge, invece, il direttore del Parco Sud sarebbe nominato dalla Regione.

Attenzione, però. Perché la proposta del Consiglio regionale prevede anche una rivoluzione nelle quote che ogni ente locale dovrebbe versare per sostenere la gestione e il rilancio del Parco Agricolo Sud. Palazzo Lombardia passerebbe da una quota di 373 mila euro all’anno a 700 mila euro e prenderebbe in carico anche le spese per la sede dell’ente e per i suoi 13 dipendenti, che per ora sono a carico alla Città metropolitana, la quale spende una quota totale di circa 400 mila euro all’anno, mentre se la nuova legge passasse dovrebbe versare 300 mila euro. Invece il Comune di Milano, che ora versa 35 mila euro, dovrebbe alzare il suo contributo annuo fino a 210 mila euro.

Insomma, la filosofia del progetto di legge è chiara: la Regione è pronta a versare più del doppio e pagare le spese per sede e lo stipendio ai dipendenti ma vuole avere la prima parola sulla gestione del Parco Agricolo Sud tramite la nomina del suo direttore e punta a una revisione dei pesi all’interno del direttivo dell’ente. Una svolta contestata dal Pd in Comune, che nell’odg depositato ma ancora non approvato scrive: "La riforma prospettata toglierebbe al direttivo del Parco Agricolo Sud Milano qualsiasi autonomia, subordinandone la gestione internamente alla Regione. Un esproprio decisionale ai danni dei 60 Comuni aderenti, il cui peso diventerebbe irrilevante, senza alcuna condivisione con Città Metropolitana, con gli agricoltori, con le associazioni ambientaliste. Tale visione regione-centrica limiterebbe le necessarie attività di autonomia delle realtà componenti il Parco Agricolo Sud Milano".

Opposto il parere del capogruppo di Forza Italia in Regione Gianluca Comazzi, che, con gli altri capigruppo del centrodestra al Pirellone – Roberto Anelli della Lega e Franco Lucente di Fratelli d’Italia – è il primo firmatario del progetto di legge: "Con la nuova legge i Comuni saranno protagonisti e la Regione aumenterà gli investimenti, tagliando la burocrazia che oggi, per colpa del Pd, ha impedito lo sviluppo del Parco". Non solo. La Regione ha espresso contrarietà all’istituzione di 9 mila ettari di aree naturali all’interno del Parco Agricolo Sud, un’iniziativa avanzata da Città Metropolitana, che – secondo il centrodestra al Pirellone – "limiterebbe fortemente l’attività agricola, cuore del Parco".

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