Il rendering del progetto del nuovo Galeazzi

Milano, 15 febbraio 2018 - Un ospedale verticale, sedici piani più l’interrato per 150 mila metri quadrati, 20 mila di base che salgono fino a 85 metri d’altezza sull’area ex Expo; altri ventimila di verde intorno, via d’acqua inclusa. Il nuovo Galeazzi, previsto al 2021, non è un ospedale ma la somma di due: il Gruppo San Donato porterà nel “grattacielo” il suo Irccs ortopedico con neurochirurgia (ha il più grande centro di chirurgia spinale in Italia ed è il primo per protesi impiantate, dotato di officina interna) e la clinica Sant’Ambrogio, acquisita nel lontano ’87 e forte su tutta l’area cardiovascolare e sull’obesità, con ottomila interventi di chirurgia bariatrica in otto anni. Secondo Paolo Rotelli, presidente del San Donato, l’edificio mostrato nei rendering «somiglia alla Cleveland Clinic di Abu Dhabi, ma costerà meno di 200 milioni di euro oltre le tasse» (contro il miliardo e passa del simile emirato).

Ma soprattutto, con i suoi 589 posti letto accreditati (i 364 del Galeazzi, i 118 della Sant’Ambrogio, il resto trasferiti dalla clinica San Siro che fa parte del medesimo presidio e dovrà restringere le degenze per una programmata ristrutturazione), darà a 650 medici e 430 tra docenti e studenti della Statale lo spazio di cui hanno bisogno per fare ricerca, attraendo professionalità; e di conseguenza a 7.500 utenti previsti al giorno le cure offerte da «una medicina sempre più ultraspecialistica che, però, ha bisogno di mettere insieme tutte le specialità». Due volumi sovrapposti, a piano terra pronto soccorso e diagnostica, salendo sala conferenze (da 480 posti), ambulatori (140), sale operatorie (35); il settimo è il «piano calmo», destinato all’evacuazione dei superiori in caso d’incendio; dal nono al 14esimo le degenze (338 camere, terrazza esterna); il tetto a solare termico/fotovoltaico, in un edificio a minimi consumi ed emissioni, materiali ecocompatibili e assorbi-smog. Parcheggio interno da 475 posti e altrettanti all’esterno con navetta; 44 ascensori per «facilitare i percorsi dei pazienti», chiarisce Elena Bottinelli, ad del Galeazzi (e del San Raffaele).

Un piano intero, 10 mila metri quadri, dedicato alla ricerca, con laboratori e centri di simulazione. Un altro destinato ai pazienti stranieri: «Gli obiettivi sono da una parte attrarre finanziamenti per la ricerca, dall’altra l’internazionalizzazione». Sfruttando la posizione strategica dell’ex Expo, da una parte nel futuro «Parco della scienza», dall’altra collegata col metrò e le ferrovie veloci, vicina alle autostrade e alla Malpensa. Rotelli è in prima linea tra gli imprenditori che puntano forte sul turismo sanitario, un affare da «decine di miliardi di euro»: «Centomila russi della classe media ogni anno spendono tre miliardi per curarsi all’estero. Oggi in Germania, Turchia e Israele». Che ne sarà del vecchio Galeazzi a Bruzzano, e della Sant’Ambrogio alla vecchia Fiera? «Abbiamo un anno per decidere», spiega. Pensa a una conversione al residenziale, vendere o ristrutturare e affittare con qualche immobiliare. «Ma non molliamo i pazienti: accanto all’attuale Sant’Ambrogio stiamo costuendo una casa della salute; il bacino del Galeazzi è coperto dal Niguarda ma siamo disposti a lasciare un poliambulatorio. Il modello è: grandi ospedali in periferia, ma ben connessi, e ambulatori in città. Gli specialisti che vanno dai pazienti, non il contrario».