Marilena Negri fu uccisa a 67 anni nel novembre del 2017
Marilena Negri fu uccisa a 67 anni nel novembre del 2017

Milano, 11 febbraio 2019 - La morte di Marilena Negri, la 63enne uccisa al parco di Villa Litta a Milano mentre portava a spasso il cane, continua a restare senza un colpevole. Il pm Donata Costa che ha coordinato le indagini a partire da quel 23 novembre di due anni fa, ha chiesto che il caso sia archiviato. Nessun elemento utile è infatti emerso in due anni di indagini senza interruzioni, e quello che fu trovato all’epoca, nell’immediatezza del delitto, cioè una traccia di Dna, si è confemata una pista sbagliata. I figli della vittima ora si lamentano per il mancato controllo del «corretto funzionamento» delle telecamere di sorveglianza, cosa che non ha consentito di «dare un volto nitido dell’assassino»

Le telecamere puntavano verso il cielo e così non hanno potuto inquadrare l’assassino. Valentina, Luca e Andrea Manfredi, i figli di Marilena Negri, la 67enne uccisa all’alba del 23 novembre 2017 mentre si trovava nel Parco di Villa Litta a passeggio con il suo cane, se la prendono con chi avrà pur avuto, all’epoca, il dovere di controllare il «corretto funzionamento» delle telecamere di sorveglianza nel parco. Cosa che evidentemente nessuno fece se, fino ad ora, non è stato possibile attraverso quelle riprese, «dare un volto nitido dell’assassino» della donna.

I tre figli in una lettera esprimono «il loro punto di vista riguardo a questo anno e mezzo di indagini culminate nel nulla», visto che è imminente una richiesta di archiviazione del caso da parte della Procura, come anticipato dal nostro giornale. E così ora i familiari della vittima puntano il dito contro il «sistema di videosorveglianza della città» di cui, a loro dire, «sarebbe il minimo» verificare «puntualmente il corretto funzionamento».

Non è stato così nel caso della loro madre, perché la mattina del delitto gli obiettivi delle telecamere installate vicino a dove venne poi trovato il corpo senza vita di Negri, puntavano «verso gli uccelli, sui tetti». Così, denunciano i figli, inquirenti e investigatori hanno in mano un video in cui sono registrati «un minuto e cinque secondi, qualche inquadratura frontale, tre secondi da dietro, qualche secondo nel buio, cinque o sei secondi nel parco, una corsetta in via Assietta. Questo insieme a qualche molecola di dna» e poi, proseguono nella lettera, «un’immagine sfuocata che nemmeno i tecnologici programmi di Csi riuscirebbero a migliorare». Quel giorno di autunno di due anni fa, insomma, gli obiettivi delle telecamere che erano «a un metro da dove giaceva nostra madre, puntavano dritto verso gli uccelli, sui tetti di Villa Litta. Giustamente i tecnici, prontamente chiamati, il giorno seguente erano già al lavoro per ricalibrarli».

«Se è pur vero che non c’è legge che impone al Comune di porre telecamere di sorveglianza - scrivono ancora i figli della vittima - è anche vero che chi aveva in carico il servizio da offrire al cittadino doveva, quantomeno, controllarle e verificarne il corretto funzionamento». «Qualcuno delle responsabilità riguardo questa imminente archiviazione ce le ha - aggiungono - poiché c’è un balordo ancora in giro, chissà dove, che potrebbe rovinare altre vite, altri sogni, altre famiglie». «Riguardo la sicurezza e il degrado di certe zone di Milano che ormai tutti conoscono, sarebbe il minimo che in ogni viale, in ogni parco, in ogni piazza, ove ci sono telecamere di sorveglianza ne venisse verificato puntualmente il corretto funzionamento». Quelle del Parco Litta avrebbero potuto inchiodare un assassino. Non lo hanno fatto.