Antonietta Biancaniello, 59 anni, e il figlio Raffaele Rullo a processo per l'omicidio
Antonietta Biancaniello, 59 anni, e il figlio Raffaele Rullo a processo per l'omicidio

Milano, 19 marzo 2019 - Raffaele Rullo, giacca e cravatta scura, occhiale sofisticato, ha risposto per quattro ore alle domande del pm Maura Ripamonti. Nel processo davanti alla Corte d’Assise in cui è imputato per omicidio aggravato e per tentato omicidio insieme a sua madre, la 60enne Antonietta Biancaniello, ha negato tutto. Ha negato di aver ucciso l’ex calciatore 35enne Andrea La Rosa e anche di avere provato a uccidere sua moglie Valentina Angotti. E ha negato puntigliosamente tutte le accuse con la sicurezza e la sfrontatezza di chi pensa che gli altri si siano inventati tutto, che i messaggi ritrovati sul cellulare abbiano mille interpretazioni possibili, tranne quella compatibile con un omicidio così feroce. La Rosa fu ritrovato senza vita il 14 dicembre 2017, un mese dopo la sua scomparsa, in un fusto di benzina nel bagagliaio dell’auto della donna mentre il tentato omicidio della moglie Valentina, inizialmente ritenuto erroneamente un tentato suicidio, risale al 5 ottobre 2017. 

Rullo, rispondendo alle domande del pm Ripamonti, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore aggiunto Eugenio Fusco, ha detto che La Rosa era «tranquillo» l’ultima volta in cui lui l’ha visto, cioè la sera della sua scomparsa, il 14 novembre 2017. Ha raccontato in aula di avere passato «una piacevole serata da ragazzi» con il 35enne, ma ha negato di averlo ucciso. Come ha ricostruito l’imputato, i due quella sera si erano dati appuntamento in viale Certosa, davanti a un McDonald’s, e poi si erano diretti insieme sotto casa della madre di Rullo, Antonietta Biancaniello, in via Cogne, proprio davanti alla palazzina di Quarto Oggiaro, in cui La Rosa è stato ucciso. «Abbiamo passato la serata a chiacchierare, a guardare foto di auto con i motori modificati e di ragazze nude, sia su Facebook che su Instagram. Abbiamo fatto le cose che fanno i ragazzi, insomma. Tutto qui». 

Rullo, in aula, ha sostenuto anche di aver visto La Rosa per l’ultima volta intorno «all’una e mezza» di quella notte. «Mentre mi allontanavo con l’auto l’ho visto dallo specchietto retrovisore: era in piedi, appoggiato alla macchina, stava fumando una sigaretta». Il «problem solving» che ha ammesso: «si, nella vita faccio il truffatore», ha raccontato che La Rosa quella sera si era confidato con lui, gli aveva raccontato dei problemi con la fidanzata Estella Bellini. E insieme avevano «organizzato un cinema», tradotto, avrebbero architettato un piano per regalarle soldi. «Estella non avrebbe mai accettato da lui dei contanti - ha detto Rullo - ecco perché lui ha dovuto fingere di avere un business andato male con me». E quando la pm ha chiesto il motivo per cui La Rosa avrebbe dovuto «fare questo cinema» per giustificare un regalo alla fidanzata Rullo si è limitato a dire: «Ci sta che tra loro fosse così, io che ne so». Stesso pathos quando i giudici gli hanno chiesto conto del tentato omicidio della moglie Valentina. «Non so, prendeva psicofarmaci, l’ho trovata in un lago di sangue». L’udienza è stata aggiornata al prossimo 3 aprile per il contro-esame di Rullo e quel giorno Antonietta Biancaniello, che non si farà interrogare, renderà dichiarazioni spontanee.