Milano, 20 febbraio 2017 -  Quello di Maurizio Gucci, nel 1995, fu un delitto che sconvolse la ' Milano bene': per l'identita' della vittima, fra i protagonisti indiscussi della moda, ma soprattutto, per la scoperta che ad armare il killer era stata l'ex moglie, animatrice dei salotti milanesi, che da oggi è tornata una donna libera a tutti gli effetti. Patrizia Reggiani secondo i giudici, non aveva sopportato l'idea che il suo ex sposasse un'altra, intaccando il patrimonio che sarebbe dovuto andare alle figlie.

Questa la cronologia dei fatti:

- 27 marzo 1995: Maurizio Gucci venne ucciso alle 8,30 del mattino mentre entrava nel portone di via Palestro 20, sede della sua societa', dopo essere uscito dalla vicina abitazione di corso Venezia. Un killer, poi identificato in Benedetto Ceraulo, gli esplode tre colpi di pistola uccidendolo sul colpo e ferendo il portiere dello stabile, Pino Onorato, che aveva assistito all'esecuzione. Dopo l'omicidio il sicario sale su una 'Clio' verde, guidata da un complice, Maurizio Cicala, facendo perdere le proprie tracce. Le indagini si presentano all'inizio difficili. Due le piste seguite: quella relativa al mondo degli affari e quella passionale. Per quanto riguarda la prima, gli investigatori si soffermano soprattutto su alcuni investimenti fatti dall'imprenditore e in particolare sul progetto per l'apertura di un casino' in Svizzera, nato dopo che Gucci aveva venduto nell'estate del '93 la sua partecipazione azionaria nella casa di moda, pari a circa il 50%, che gli frutto' circa 120 milioni di dollari.

- gennaio 1997: la svolta nelle indagini arriva quando un confidente mette la polizia sulle tracce di due persone in cerca di aiuto "per dare una lezione alla vedova" che, dopo averli assoldati per uccidere il marito, "tirerebbe sul prezzo" pattuito in 600 milioni di lire. Torna così in primo piano la pista 'familiare', che in un primo tempo non aveva portato a risultati ma che aveva gia' visto fra i possibili sospetti proprio Patrizia Reggiani, lasciata dal marito dopo 15 anni di matrimonio con un assegno di mantenimento annuale di 1,2 miliardi di lire per una nuova compagna, Paola Franchi. Un agente si infiltra allora nella banda, spacciandosi per un killer disposto a 'convincere' la donna a pagare e riempiendo invece abitazioni e automobili dei sospetti di microspie. Spunta così il nome di Ivano Savioni, portiere d'albergo, che per i giudici avrebbe reclutato Ceraulo su incarico di una lontana parente, Giuseppina Auriemma, la 'maga' amica da 25 anni di Patrizia Reggiani.

- 30 gennaio 1997: scatta l'arresto per tutte e 5 le persone coinvolte: Patrizia Reggiani (la mandante), Pina Auriemma e Ivano Savioni (gli organizzatori), Benedetto Ceraulo e Orazio Cicala (gli esecutori).

- 11 maggio 1998: prende il via il processo (presidente il giudice Renato Samek Ludovici, pm Carlo Nocerino) dopo che gli arrestati hanno già trascorso 16 mesi in carcere, con una breve pausa in ospedale per Patrizia Reggiani, sofferente per un intervento al cervello subito nel 1992. Proprio questo provocherà uno scontro fra accusa e difesa, che sostiene l'incompatibilità della donna con la detenzione in carcere e ne sottolinea la mancanza di capacità critica nel valutare i fatti. La perizia pero' boccia queste tesi. Si arriva quindi al dibattimento: alcuni imputati prima ammettono le responsabilita', poi ritrattano. Patrizia Reggiani invece conferma sempre la propria tesi: "Sono stata vittima di un ricatto. Hanno ucciso Maurizio e poi mi hanno chiesto il denaro. Se non avessi pagato mi avrebbero denunciato per l'omicidio". Tesi insostenibile secondo l'accusa, considerato anche il fatto che da tempo la donna non faceva mistero di voler uccidere l'ex marito rivolgendosi addirittura alla colf e al cameriere perche' l'aiutassero a trovare un killer e poi chiedendo ad un avvocato cosa avrebbe rischiato se lo avesse fatto ammazzare. "Per lei era un'ossessione", ha sostenuto il Pm. Non solo, secondo Pina Auriemma la Reggiani, quando si trovavano già in carcere, le avrebbe offerto 2 miliardi per essere scagionata.

- 20 ottobre 1998: il Pm chiede l'ergastolo per tutti i 5 imputati.

- 3 novembre 1998: i giudici milanesi condannano Patrizia Reggiani a 29 anni di reclusione. Ergastolo per Benedetto Ceraulo, ritenuto l'esecutore materiale del delitto; stessa pena per Orazio Cicala, l'uomo che avrebbe guidato l'auto usata per l'omicidio. Ivano Savioni e' stato condannato a 27 anni e Pina Auriemma a 25.

- 17 marzo 2000: i giudici d'appello di Milano riducono da 29 a 26 anni la condanna di Patrizia Reggiani. La prima Corte d'Assise d'Appello, presieduta da Corrado Carnevali, dopo poco piu' di 7 ore e mezza di Camera di Consiglio, diminuisce le pene di primo grado anche agli altri imputati: dall'ergastolo a 28 anni, 11 mesi e 20 giorni per Benedetto Ceraulo, da 25 anni a 19 anni e 6 mesi per Pina Auriemma, da 29 a 26 anni per Orazio Cicala e da 26 a 20 anni per Ivano Savioni. Il pg Laura Bertole' Viale, nella sua requisitoria, aveva chiesto l'ergastolo per la signora Gucci sostenendo che fosse "furba" e non "malata di mente", come invocato dalla difesa che, ricordando l'operazione al cervello subita dalla donna, ne sosteneva l'incapacita' di intendere e volere.

- 9 novembre 2000: Patrizia Reggiani tenta il suicidio in carcere.

- 19 febbraio 2001: la Cassazione conferma le condanne.

- 16 settembre 2013: la vedova Gucci, dopo 16 anni di carcere, beneficia del lavoro esterno in una casa di moda.

Fonte Agi