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Piazza Duomo a Milano in versione cinque cerchi

Milano, 4 settembre 2018 - È un mandato sufficientemente chiaro, quello che il sindaco Giuseppe Sala ha ottenuto ieri dai capigruppo dei partiti che siedono in Consiglio comunale in merito alla candidatura alle Olimpiadi Invernali del 2026. Un mandato ad insistere perché il Governo e il Coni riconoscano a Milano il ruolo di capofila tra le tre città con le quali l’Italia intende giocarsi la sfida a Cinque Cerchi (le altre sono Torino e Cortina d’Ampezzo). L’occasione per tornare a rivendicare la centralità di Milano sarà l’incontro, che si assicura avverrà a breve, tra Sala e Giancarlo Giorgetti, sottosegretario leghista alla presidenza del Consiglio.

Il 20 luglio il Consiglio comunale ha avallato la candidatura di Milano con una delibera nella quale si precisava, però, che il capoluogo lombardo dovesse avere un ruolo centrale nella governance dell’evento. Ad inizio agosto Governo e Coni hanno invece deciso di lanciare una candidatura a tre senza l’indicazione di alcuna capofila. Una candidatura «italiana»: Milano, Torino e Cortina insieme e sullo stesso piano. Da qui la protesta di Sala e l’incontro di ieri a Palazzo Marino, nel quale il sindaco ha chiesto ai capigruppo, compresi quelli d’opposizione, se intendano difendere la candidatura di Milano secondo lo spirito della delibera del 20 luglio o se siano invece disponibili ad accettare la corsa paritaria a tre. Con sfumature diverse, ha prevalso la prima opzione: Pd, Milano Progressista, Lista Sala (per la maggioranza), Milano Popolare, Lista Parisi e Milano in Comune (per l’opposizione) ritengono si debba tener fermo il punto.

Non così i partiti al governo del Paese: Lega e Movimento 5 Stelle. Attendista la posizione di Forza Italia. Sala ha precisato ai capigruppo che non è sua intenzione rompere col Governo, ma se questo dovesse restare della propria idea, il sindaco rimetterà la questione al Consiglio e tra le opzioni a disposizione dell’aula c’è pure quella che Milano si sfili. «Nessuno ci obbliga a partecipare – spiega Filippo Barberis, capogruppo del Pd –. La nostra posizione rimane quella espressa nella delibera: difendere il ruolo di Milano significa difendere la forza della candidatura italiana, che uscirebbe invece indebolita dalla soluzione di compromesso partorita dal Governo». «Il sindaco ha avuto il mandato di procedere sulla via indicata dalla delibera e di riproporla perché è stata travisata» conferma Anita Pirovano (Milano Progressista). Manfredi Palmeri e Matteo Forte (Lista Parisi e Milano Popolare) sottolineano che il Cio non ha ancora modificato la norma che vieta al Paese che ospita la riunione nella quale si decide a chi assegnare l’evento (l’Italia e Milano, in questo caso) di gareggiare per l’assegnazione stessa. Poi concordano: «Milano non è obbligata ad esserci: o capofila o nulla».

Basilio Rizzo (Milano in Comune) spiega che per i suoi «interlocutori sociali» avere o no le Olimpiadi poco cambia ma, se Olimpiadi devono essere, è bene che Milano sia capofila. Quindi la Lega: «Grave errore di valutazione, quello di Sala e della sua maggioranza – avvisa Alessandro Morelli –: è evidente che Milano è la capofila “de facto” della candidatura olimpica, non può sentirsi in difficoltà nei confronti di Torino o Cortina. Rompere in maniera unilaterale significa danneggiare le possibilità di tutto il Paese». Per il M5S ecco Patrizia Bedori: «Premesso che le priorità a Milano sono altre, se fossi il sindaco non ne farei una questione di campanilismo. Del resto Torino ha gli impianti e Cortina le montagne». Pragmatico Fabrizio De Pasquale (Forza Italia): «Adesso è il momento di ottenere l’assegnazione dei Giochi, poi, a candidatura ottenuta, la maggiore credibilità e di Milano si imporrà da sola».

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