Maria Palomares
Maria Palomares

Milano, 15 dicembre 2018 - Sul pianerottolo c’è un assembramento. Tre inquiline regolari aprono la porta, capiscono che l’intenzione è occupare un alloggio sfitto e invitano quella piccola folla, composta da ragazzi, ad andarsene. Gli animi si scaldano, c’è chi allunga le mani. «Tu a me non le dai, chiaro?», urla l’abitante più agguerrita dopo aver ricevuto una manata. «Siete maleducati», il rimprovero di un’altra inquilina. Uno dei ragazzi si accorge di essere ripreso con uno smartphone: «Ci sta riprendendo». A quel punto c’è chi si copre il viso con la sciarpa, chi si cala un cappuccio sulla fronte. Uno dei giovani si gira di schiena e oscura la visuale. «Che vergogna», «i delinquenti si coprono, così non sono riconoscibili», i commenti delle inquiline. Nel frattempo il gruppetto armeggia con la serratura della porta di fianco, si sentono dei colpi. «Volete una mano?», chiede una voce fuori campo. «Qui avremo uno spaccio... Te lo dico io», esclama preoccupata una delle signore regolari. Notando che lo smartphone continua a riprendere, uno dei ragazzi si informa: «Ma poi le vende ai giornalisti?».

Scene di routine in via Odazio 6, tra i caseggiati Aler bersagliati dalle occupazioni abusive messe a segno dal Comitato abitanti Giambellino e Lorenteggio, secondo l’indagine dei carabinieri del Nucleo informativo che ha portato 8 persone ai domiciliari (la nona, il 25enne Benedetto Bolognini, è tuttora ricercato).

«Questa scena in particolare è del 2015, prima di Expo, e riguarda la scala E», racconta oggi Maria Palomares, del comitato No racket, no abusivismo, che coordina gli «inquilini sentinelle» contro le occupazioni. Non appena vede movimenti dal balcone o sente tonfi sospetti avvisa tutti gli altri. Il segnale? Il suono inconfondibile del suo fischietto, che fa scattare la chiamata alle forze dell’ordine e all’Aler, mentre gli inquilini regolari intanto si radunano per tenere lontani gli «intrusi». Palomares riferisce che anche l’alloggio di fianco al suo è stato invaso, due anni e mezzo fa: «È rimasto vuoto meno di un mese. Prima era abitato da una donna anziana che si è trasferita dalla figlia. Ci sono state due tentate occupazioni, poi la terza andata a buon fine: in casa si è intrufolata una donna marocchina con tre bambini». E lì è rimasta fino a giovedì mattina, quando alla porta hanno bussato gli uomini dell’Arma: «Le condizioni igieniche erano pietose, le veniva detto che non poteva far vivere i bambini tra quelle mura. Alla fine ha lasciato l’appartamento, che ora è sotto sequestro». Palomares si dice contenta dei blitz e degli arresti, «ma chiedo di provvedere ad assegnare le case a chi ne ha diritto: più alloggi vuoti restano, più siamo a rischio occupazioni. In via Odazio 6 la situazione è migliorata, ringrazio l’Aler. Aspettiamo solo la videosorveglianza». Ma chiede pure di non abbassare la guardia: «Vengo tuttora minacciata. Sabato scorso mi è stata scagliata addosso una bottiglia di birra che per fortuna non mi ha centrata. Ho subito chiamato le forze dell’ordine, non mi arrenderò finché la zona non sarà vivibile».