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15 gen 2022

Chi è senza vaccino? Scettici ai margini della società ed enclave di "No vax" irremovibili

I due poli dell’universo senza immunizzazione. Unico punto in comune: rifiuto delle istituzioni e delle fonti ufficiali

simona ballatore
Cronaca
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Cristiano Vezzoni

Milano - Ci sono i “No vax“, contrari per principio alla vaccinazione. E ci sono i “non vaccinati-scettici“: quest’ultimo gruppo si è assottigliato leggermente, di mese in mese. Il primo è irremovibile: secondo le ultime stime - nell’ambito della ricerca ResPOnsE Covid-19 del Laboratorio Sps Trend dell’Università degli Studi di Milano, finanziata dalla Fondazione Cariplo- è lì, fermo tra il 3 e il 5% della popolazione. Cristiano Vezzoni è professore di Sociologia politica della Statale e coordina il laboratorio. 

Chi sono i No vax?
"Premessa imprescindibile: c’è un uso distorto di questa etichetta. Considerare tutte le persone ancora non vaccinate ’No vax’ è un’equazione sbagliata. Perché c’è chi lo è per principio, e non è disposto a mettere in discussione la propria idea, ma ci dimentichiamo spesso della componente più ’numerosa’ di questa minoranza: gli indecisi, i titubanti, per i quali serve un approccio diverso". 

Di che numeri parliamo?
"Due anni fa abbiamo iniziato a studiare gli atteggiamenti della popolazione durante la pandemia. E abbiamo analizzato anche la propensione alla vaccinazione nel tempo: a giugno i ’contrari’ al vaccino erano un 20% e in questo 20% gli “scettici“ rappresentavano il 15%, mentre quelli che potremmo chiamare propriamente “No vax“ erano tra il 3 e il 5%. A dicembre questo 20% è diventato un 10%, ma i “No vax“ per principio restano saldi tra il 3-5%". 

Quanti anni hanno?
"Il gruppo è molto trasversale, ma la fascia d’età con una maggiore componente contraria alla vaccinazione va dai 35 ai 54. È una sorta di distribuzione a ’U’ con giovani e anziani più favorevoli a farsi vaccinare. Hanno però aderito di più alla vaccinazione per due meccanismi diversi. Per i primi il vaccino significava viaggiare, libertà e vita sociale più attiva. Per gli anziani una riduzione dei rischi di conseguenze gravi". 

No vax con la laurea o con la terza media?
"Sfatiamo il pensiero che siano persone che non abbiano studiato e pure quello che li dipinge come intellettuali: i contrari ai vaccini per principio si trovano in tutti gli strati della popolazione. Per inquadrarli, piuttosto che considerare variabili come il titolo di studi o il genere, dobbiamo guardare alle relazioni sociali che hanno".
In che senso?
"Un esempio eclatante lo si è visto a Trieste, con la protesta dei portuali: il 40% non era vaccinato ed è difficilmente spiegabile se non in quella enclave. Spesso fanno parte di una comunità coesa, in cui c’è una sorta di controllo sociale, ci sono influenze reciproche tra i componenti e opinion leader che hanno molto seguito. Si creano ’bolle’ molto forti nelle loro convinzioni". 

I non vaccinati-scettici chi sono invece?
"Hanno meno risorse materiali, economiche e cognitive, titoli di studio inferiori, vivono spesso in situazioni di marginalità sociale, di svantaggio. La componente degli scettici non è stata ancora raggiunta, non è stata abbastanza informata. Credo che occorra partire da qui, non con una comunicazione calata dall’alto, ma dal basso, dalle persone che reputano significative, penso al ruolo che potrebbero avere i medici di famiglia e i sacerdoti, per esempio". 

Ci sono punti in comune tra i due gruppi di non vaccinati?
"L’atteggiamento negativo verso le istituzioni, che siano politiche o sanitarie. Alla quale la parte non ideologica si contrappone più per mancanza di informazioni e di strumenti. Tra gli irriducibili colpisce il totale scetticismo verso qualsiasi fonte ufficiale, il rifiuto delle fonti di conoscenza e di quelle che chiamiamo ’autorità epistemiche’, ma un approccio totalmente acritico verso messaggi simpatetici che trovano su blog o nei post della ’loro’ rete". 

A fronte di questa fotografia, l’obbligo vaccinale potrebbe sparigliare le carte?
"Dal punto di vista della salute pubblica può anche portare risultati, ma c’è una questione politica ed etica da tenere in considerazione. Alla domanda posta solo a chi si dice certo di non volersi vaccinare, a dicembre il 14% ha risposto che si farebbe vaccinare in caso di obbligo. Il 70% rifiuterebbe il vaccino, il 16% non sa ancora come si comporterebbe. Se l’obbligo viene imposto da un’istituzione di cui non si ha fiducia non è efficace. E bisogna porsi la domanda: come li si integra poi nella società?".

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