Corteo No Vax No green Pass in centro a Milano
Corteo No Vax No green Pass in centro a Milano

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Milano - Gli insulti al ministro della Salute Roberto Speranza e ai politici in generale, che si sarebbero fatti inoculare "una soluzione fisiologica, altro che il vaccino". Le vignette contro i virologi Bassetti, Burioni e Pregliasco. Il volto del premier Draghi storpiato in mille modi. La scritta "traditori" sovrapposta alle foto di giornalisti che forse pensavano vicini alle loro posizioni. Gli immunizzati paragonati a una mandria di mucche. E poi una serie infinita di video e articoli che rimandano messaggi negazionisti e complottisti nella sconfinata (e scarsamente controllabile) galassia dei social network.

Basta dare un’occhiata ai profili Facebook di due degli otto No vax indagati per istigazione a delinquere aggravata dal capo del pool Antiterrorismo Alberto Nobili e dal pm Piero Basilone per capire quali fonti alimentino le teorie che diffondono (senza avere alcuna competenza specifica né fondamenti scientifici su cui reggersi) e soprattutto quanto siano radicate in loro le convinzioni che li spingono a sostenere l’inesistenza del Covid, l’inutilità del siero salvavita e l’insostenibile oppressione della presunta "dittatura sanitaria" instaurata in Italia durante la pandemia.

"Buongiorno guerrieri" è il saluto che ogni mattina T. – uno dei due milanesi denunciati e proprietario e amministratore col nickname Cleytus del gruppo di messaggistica istantanea frequentato da circa 200 iscritti – riservava ai follower, richiamando il nome della chat Telegram finita nel mirino degli investigatori della Digos e del Compartimento Polizia postale e delle Comunicazioni, guidati rispettivamente dai dirigenti Guido D’Onofrio e Tiziana Liguori. Già, proprio la chat (una delle tante fiorite negli ultimi mesi sull’app ideata dai fratelli russi Nikolaj e Pavel Durov, considerata più sicura di Whatsapp) che gli otto, perquisiti all’alba di ieri, usavano per organizzare azioni violente in vista della due giorni di manifestazioni in programma nel weekend a Roma: c’era chi puntava ai furgoni delle tv, chi era fissato con la "distruzione dei ripetitori 5G" e chi suggeriva di lanciare tritolo sul Parlamento con un drone. Peccato che a pochi giorni dalla partenza, lunedì, T. si sia tirato indietro, spiegando in un filmato di 6 minuti girato sul balcone di casa che non poteva chiedere altre ferie al lavoro (fa il portinaio in uno stabile) dopo averne trascorsi trenta in una località balneare della Puglia (da lui lodata con tanto di scatti del litorale perché, a suo dire, popolata da barman e ristoratori convintamente anti-green pass).

Ventiquattr’ore dopo , però, si è fatto un selfie con un tirapugni, definito "il mio giocattolo", che si era procurato on line (anche se millantava di averlo comprato in un campo nomadi "per non lasciare tracce") dopo aver contattato invano tre armerie. Proprio uno di quelli ritrovati dagli agenti nel corso del blitz mattutino, che ha portato a sequestrare pure le armi legalmente detenute per uso sportivo ("I gingilli a lungo raggio da provare") dal cinquantaduenne S.M., residente in un paesino della Bergamasca con vista sul lago d’Iseo, e la katana, il manganello telescopico e la pistola per spray urticante di proprietà di S., artigiano incensurato di 33 anni nativo di Reggio Emilia ("Se scoprono quello che ho in casa, mi arrestano per terrorismo...", si vantava). E poi c’era l’altro milanese F., pesantemente redarguito dai genitori alla presenza dei poliziotti ("Sapevamo che prima o poi avresti combinato qualcosa"); la cinquantunenne veneziana che nel 2019 si era vista revocare il porto d’armi per problemi psichici e che in passato aveva simpatizzato per gli indipendentisti dei Serenissimi; la cameriera padovana di 53 anni S.G., che il 2 settembre avrebbe voluto tirare verdura e uova marce durante l’intervento di Speranza (poi annullato per altri impegni) alla festa di Articolo 1 "Pane e Rose"; i due romani, lui D. di 45 anni, che in chat spingeva per vedersi di persona e organizzare il raid, e lei I.M. di 43 anni (altra amministratrice della chat), che pur avendo fortissimi sospetti di aver contratto il coronavirus si rifiutava di fare il tampone.

Personaggi di livello culturale considerato "medio basso", ma con idee chiarissime (quanto strampalate) e pronti, stando a quello che l’inchiesta-lampo ha cristallizzato, a "passare dalle parole ai fatti". Quasi tutti sconosciuti agli archivi delle forze dell’ordine. Molti in quella fascia di età che purtroppo ancora oggi conta un numero elevato di non vaccinati. Tutti senza legami con l’estrema destra né con movimenti anarchici. Identikit sinistramente simili a quelli degli indagati per l’assalto al gazebo dei 5 Stelle andato in scena due settimane fa sulla Darsena, ma che raccontano ancora troppo poco di una realtà magmatica e complicatissima da incasellare negli schemi abitualmente utilizzati per mappare chi scende in piazza predicando la "ribellione violenta".