Milano, 18 giugno 2016 - Chi sono i responsabili delle devastazioni durante il corteo No Expo del 1 maggio scorso? La domanda, anche per il Tribunale di Milano, non ha ancora una risposta. Lo dimostra il fatto che il gup Roberta Nunnari, al termine del processo celebrato con rito abbreviato per quattro antagonisti arrestati il 12 novembre scorso, ne abbia condannato uno solo a 3 anni e 8 mesi, pena minima, visto che il reato di devastazione e saccheggio, per il quale era finito a processo, prevede condanne tra gli 8 e i 15 anni.

Decisivo è stato uno speciale montaggio dei video realizzato durante il corteo, fatto realizzare dai difensori dei quattro manifestanti, gli avvocati Eugenio Losco, Mauro Straini e Niccolò Vecchioni. Grazie alla sequenza individuata dagli avvocati e dai loro tecnici tra le molte ore di filmati disponibili, è possibile seguire i movimenti di quattro manifestanti tra la folla. E documentare che almeno tre di loro non hanno spaccato vetrine, incendiato negozi, auto e cassonetti lungo il percorso della manifestazione.

A un altro imputato, il giudice ha concesso l’assoluzione dopo 6 mesi di reclusione scontati senza ragione. I suoi difensori, 'ricomponendo' il puzzle dei filmati che lo ritraggono durante la manifestazione, hanno potuto dimostrare come si sia sempre tenuto lontano dagli scontri. Ha indossato solo la maschera antigas per proteggersi dai lacrimogeni e dal fumo, ma non si è mai mischiato ai black bloc, ne ha avuto comportamenti violenti.
Gli altri due imputati, infine, sono stati condannati rispettivamente a 1 anno e 8 mesi e 2 anni e 2 mesi, ma solo per resistenza aggravata a pubblico ufficiale.

L’ordine di custodia cautelare, firmato sette mesi fa dal gip di Milano, in realtà aveva 10 destinatari: tra loro c’è anche un altro antagonista italiano con il quale gli inquirenti non hanno mai parlato, perché è all’estero. Il pm Basilone aveva individuato anche 5 anarchici greci trai responsabili delle devastazioni. Il magistrato puntava a farli processare in Italia, ma la Corte d’Appello di Atene ha respinto la richiesta di estradizione, puntualizzando che la responsabilità collettiva non esiste, che esiste solo quella personale e che il capo di imputazione non indicava la responsabilità di fatti specifici per ciascun indagato. Non solo. Per i giudici greci le pene previste nel nostro Paese sono troppo pesanti per questo tipo di reati. Oltre a loro, altri manifestanti sono stati arrestati al termine del corteo per resistenza e per loro nei mesi scorsi sono già arrivate condanne e patteggiamenti.