Niccolò Bettarini in Tribunale
Niccolò Bettarini in Tribunale

Milano, 16 aprile 2019 -  Davide Caddeo, il giovane condannato a 9 anni per aver accoltellato lo scorso 1 luglio Niccolò Bettarini vicino a una discoteca milanese e che ha ottenuto un mese fa i domiciliari con l'obbligo di curarsi dalla dipendenza dalla cocaina e lavorare, ha inviato una "lettera" al figlio dell'ex calciatore Stefano Bettarini e della conduttrice tv Simona Ventura nella quale ha "scritto di aver compreso durante la carcerazione i molti sbagli commessi". Emerge dalle motivazioni della sentenza del gup Guido Salvini che a gennaio ha condannato Caddeo e altri tre giovani per il tentato omicidio. 

Nella lettera Caddeo spiega "di essere determinato" a seguire "un programma che lo aiuti a uscire dalla tossicodipendenza che lo ha portato ad azioni come quella avvenuta". Nelle motivazioni il gup chiarisce che il 20enne non venne aggredito in quanto "figlio di Bettarini". Sembra che "nessuno o quasi nessuno" degli aggressori "lo conoscesse" e "non sembra" che l'aggressione "fosse dall'inizio mirata alla sua persona". Il pm Elio Ramondini aveva contestato ai quattro imputati di "aver agito per motivi abietti (in quanto discriminatori) e futili, quali essere 'il figlio di Bettarinì". Per il giudice, però, mentre è "pacifica" l'aggravante dei futili motivi, non può essere riconosciuta quella dei motivi discriminatori. "Nel corso dell'indagine vi sono stati solo isolati riferimenti al fatto che qualcuno avesse gridato che il giovane era il 'figlio di Bettarini' e forse proprio per tale ragione andasse appunto colpito". In realtà, si legge nelle motivazioni, "sembra che nessuno o quasi nessuno della compagnia degli aggressori lo conoscesse".

Oltre alle "quattro persone individuate", ad aggredire Niccolò Bettarini, l'1 luglio scorso,"ve ne erano certamente altre che sono riuscite a sfuggire alle indagini grazie anche al silenzio mantenuto dai quattro aggressori subito fermati". Lo sottolinea il gup di Milano, Guido Salvini, nelle motivazioni della sentenza. Il gup, che nel processo abbreviato ha voluto raccogliere in aula una serie di testimonianze, ha deciso con la sentenza di trasmettere le deposizioni "di rilievo" alla Procura "affinché valuti le ulteriori iniziative da adottare". Secondo le testimonianze, infatti, "un gruppo numeroso di persone ha circondato e aggredito" il giovane "e la compagnia di Ferzoco era formata da una dozzina di persone di cui 8-9 uomini". Alcuni «degli amici di Ferzoco risultano gravemente sospettati". Lo stesso gup indica i nomi di altri tre giovani che "probabilmente hanno partecipato ai fatti ma nessuno" è stato "indiziato, nemmeno per rissa". 

Per il giudice, poi, è probabile "che solo la corporatura molto robusta di Bettarini abbia evitato che le ferite provocassero danni maggiori e cioè attingessero in modo ancor più pericoloso gli organi vitali". Infine, non cambia la sostanza il fatto "che siano stati eventualmente sopra le righe la reazione e i richiami" di un'amica "e l'intervento di Bettarini".