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20 apr 2022

"Nella nostra Accademia gli ucraini sono a casa"

La scuola di balletto di Milano nata come costola di Kiev ha accolto e porta in scena 20 allievi fuggiti dalla guerra

grazia lissi
Cronaca

di Grazia Lissi

"Il mio pensiero è, soprattutto, rivolto agli allievi ucraini fuggiti da Kiev e oggi ospiti nella nostra Accademia", dice Caterina Calvino Prina, docente e ballerina dell’Accademia Ucraina di Balletto di Milano. Giovani studenti danzatori della scuola statale di balletto di Kiev, con la loro insegnante sono stati accolti da famiglie di alunni italiani e in alcune strutture, immediatamente inseriti gratuitamente nei corsi di danza, tenuti da professori russi, ucraini, moldavi, bielorussi e italiani. Dal 30 aprile al 1° maggio si esibiranno al Teatro Arcimboldi alternandosi in due balletti storici, "Coppelia" e "La bella addormentata". In scena con gli allievi ci saranno i primi ballerini dell’Opera di Praga, Adam Zvonar e Alina Nanu, già applauditissima protagonista di "Don Quixote" dell’Accademia. "Fin dai primi giorni della guerra sono stata in contatto con l’Accademia di Kiev", racconta Calvino Prina.

Come si è organizzata?

"Ho parlato con gli insegnanti e con Alvina Kalchenko, la direttrice dell’Accademia statale: a lei devo la mia carriera. Irina Skripnik, amica e docente, ha accolto la mia proposta. Siamo riusciti a portare a Milano venti allievi, 19 ragazze e un ragazzo, dagli 11 ai 18 anni, con le loro madri, alcuni con la nonna. Mi spiace non essere riuscita a convincere Alvina ma posso capirla: a 85 anni non vuole abbandonare la sua terra".

Com’è andato l’inserimento? "Benissimo: stessa didattica e voglia di danzare dei miei allievi che sono circa 150. I primi arrivati sono stati ospitati all’Istituto Marcelline, con cui abbiamo una collaborazione profonda, è la nostra sede ufficiale: in via Quadronno c’è la scuola, il convitto, l’Accademia. Ci sono mediatori linguistici, ogni allievo frequenta la classe che avrebbe frequentato nella sua città, due volte a settimana i corsi di lingua italiana".

Il suo legame con Kiev?

"L’amore per la danza è nato nell’infanzia; a 20 anni avevo deciso di studiare russo, mi sono iscritta a un corso come interprete simultanea. Un’estate ho scoperto che c’era un corso di specializzazione per ballerini professionisti, tenuto da Alvina Kalchenko. Non avevo soldi per pagarmi lo stage, così mi sono offerta come traduttrice. Studiando con lei mi sono innamorata del metodo, e l’ho approfondito; nel 1999 sono diventata la loro rappresentante in Italia, nel 2005 ho aperto la sede milanese. Direi che è stato l’allineamento dei pianeti in un momento particolare della mia vita che mi ha portato fino ad oggi". Quale didattica usate in Accademia?

"Quella dei paesi dell’Est, la tecnica d’insegnamento Vaganova: ha formato i grandi ballerini del XX e XXI secolo da Nureyev, Zakharova, Baryshnikov, Makarova. Siamo molto fedeli a questo metodo e seguiamo i nostri ballerini dalla prima formazione al primo lavoro".

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