Gli arresti decimarono il clan
Gli arresti decimarono il clan

Milano, 24 ottobre 2017 - «È la cifra più alta mai riconosciuta al Comune per processi legati alla criminalità organizzata: viene ancora una volta evidenziato il danno gravissimo che la presenza delle mafie provoca anche alle istituzioni che rappresentano il territorio». Il 6 febbraio 2013 l’allora sindaco di Milano Giuliano Pisapia commentava così il maxi risarcimento danni da 1,4 milioni di euro (poi ridotto a 950mila euro in appello) riconosciuto a Palazzo Marino nel processo sul clan della ’ndrangheta Valle-Lampada e sulle infiltrazioni nel tessuto economico-istituzionale. Di quei soldi, però, sembra si siano perse le tracce. O meglio: non sono mai arrivati nelle casse dell’amministrazione. Almeno questo emerge da una recente delibera di Giunta, che ha disposto la costituzione in giudizio davanti al Tribunale civile per opporsi alla richiesta di uno degli imputati di annullare l’intimazione di pagamento recapitatagli l’8 marzo 2017.

Ecco la ricostruzione tappa per tappa. Come detto, quattro anni fa viene emesso il verdetto di primo grado sulle risultanze di un’inchiesta coordinata dalla Dda sui presunti legami tra criminalità organizzata, politica e magistratura. Nomi eccellenti alla sbarra: dal giudice di Reggio Calabria Vincenzo Giglio al consigliere regionale Pdl Franco Morelli, fino ad alcuni esponenti della ’ndrina trapiantata al Nord. Tutti condannati: 4 anni e 7 mesi a Giglio, 8 anni e 4 mesi a Morelli, 5 anni e 3 mesi all’ex militare della Guardia di Finanza Luigi Mongelli; e ancora, 16 anni a Giulio Lampada, 9 anni e 6 mesi a Leonardo Valle e 4 anni e 6 mesi a Francesco Lampada. Condanne riviste leggermente al ribasso in appello e confermate in Cassazione nell’ottobre del 2015 (con annullamento con rinvio disposto solo per tre finanzieri e un membro della famiglia Valle). Nel frattempo, il Comune, attraverso la Direzione avvocatura, ha già battuto cassa più volte nei confronti degli imputati condannati in solido a versare una cifra prossima al milione di euro: il credito da 1,4 milioni risulta iscritto a ruolo dal 2013.

Nessuna risposta. Fino al 12 maggio 2017, quando un atto di citazione informa che l’ex politico azzurro Franco Morelli, accusato di corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa, si è rivolto al Tribunale per ottenere l’annullamento dell’intimazione di pagamento di 1,205 milioni di euro (la somma iniziale è evidentemente lievitata in questi anni) «relativa – si legge nel provvedimento di Giunta – alla cartella di pagamento emessa per l’omesso pagamento di quanto liquidato a favore del Comune di Milano, a titolo di risarcimento danni». Si torna in aula. Ancora una volta. Beninteso: la questione non è più nel merito (la sentenza è passata in giudicato), ma probabilmente verterà su problemi di calcolo o arzigogoli burocratici. La sostanza non cambia: il tempo passa e il risarcimento tarda ad arrivare.

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