Milano, 26 settembre 2017 -  I carabinieri del comando provinciale di Milano hanno eseguito stamani una serie di arresti nelle province di Monza, Milano, Pavia, Como e Reggio Calabria nell'ambito di un'inchiesta su infiltrazioni della 'ndrangheta nel mondo dell'imprenditoria e della politica in Lombardia. L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Monza e dalla Procura Distrettuale Antimafia di Milano. In tutto 27 le misure cautelari eseguite: 21 in carcere, 3 ai domiciliari e 3 interdittive. Lo spunto investigativo è venuto da approfondimenti avviati nel 2015 dal Nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Milano sui summit di 'ndrangheta tenuti a Legnano e a Paderno Dugnano, monitorati nell'ambito dell'operazione "Infinito". L'indagine ha consentito di identificare gli elementi di vertice della locale di Limbiate (Monza) e di individuare un gruppo criminale dedito al traffico di grossi quantitativi di cocaina, con base nel Comasco e composto prevalentemente da soggetti originari di San Luca (Reggio Calabria), legati a cosche di 'ndrangheta di notevole spessore criminale.

Il sindaco Edoardo MazzaIL SINDACO DI SEREGNO - Agli arresti domiciliari il sindaco di Seregno (Monza) Edoardo Mazza, di Forza Italia. E' accusato di corruzione: secondo gli inquirenti avrebbe favorito gli affari con un imprenditore legato alle cosche, il quale si sarebbe a sua volta adoperato per procurargli voti. Mazza, avvocato 38enne, eletto nel 2015, sui social si definiva "moderato" ma lanciava appelli anti-questuanti: "Invito la popolazione a non aiutare gli accattoni". Sul suo profilo Facebook campeggia lo slogan "serietà, concretezza e passione" e un post segnala che "ogni giovedì alle 12.30 in diretta streaming" il sindaco si fa trovare "a tu per tu" con i cittadini. In particolare, nell'ultima diretta Facebook Mazza ha detto: "Noi siamo comunque e sempre con le forze dell'ordine: uomini e donne che ogni giorno, con spirito di sacrificio, mettono a repentaglio la loro vita per cercare garantire la nostra sicurezza".

L'IMPRENDITORE - Nel corso delle indagini è inoltre emersa la figura Antonio Lugarà, un affermato imprenditore edile di Seregno, che secondo i carabinieri intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico e aveva frequentazioni anche con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi. In questo contesto, è stato delineato dai carabinieri anche il "ruolo  determinante" che avrebbe avuto l'uomo d'affari nell'elezione dell'attuale sindaco di Seregno: sullo sfondo dell'intercessione ci sarebbe stato l'interesse dell'imprenditore di ottenere, da parte degli amministratori dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale. 

MANTOVANI - Nell'ambito dell'inchiesta sono stati perquisiti anche gli uffici dell' ex vicepresidente della Regione Lombardia, Mario Mantovani (FI). Mantovani risulta indagato per corruzione in un filone dell'indagine. Da quanto si è saputo, l'accusa riguarderebbe i suoi presunti rapporti con l'imprenditore Antonio Lugarà. È stato lo stesso Mantovani, tuttora consigliere regionale, a rendere nota la perquisizione, dicendosi estraneo alla vicenda. "Avvenuta perquisizione questa mattina presso i miei uffici - afferma l'ex vice governatore - in relazione ai fatti (su cui indaga la procura di Monza) di cui nulla so, che apprendo dai media di stamane e che sono lontanissimi dal mio agire politico e personale. Nulla è emerso. Sempre a disposizione della trasparenza e della legalità". Gli arresti all'alba

LE ACCUSE - I soggetti colpiti dalle 27 misure cautelari sono accusati a vario titolo di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio, abuso d'ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio e favoreggiamento personale. L'inchiesta dei carabinieri rappresenta una costola dell'indagine "Infinito", che nel 2010, sempre coordinata dalle procure di Monza e Milano, aveva inferto un duro colpo alle "Locali" 'ndranghetiste in Lombardia.

La droga sequestrataL'ALTRO FILONE -  Secondo gli inquirenti i presunti esponenti della 'ndrangheta arrestati stamani erano dediti al traffico di droga e alle estorsioni. Le indagini hanno portato all'identificazione del sodalizio legato alla Locale della 'ndrangheta di Limbiate (Monza) composto da persone revalentemente originarie di San Luca (Reggio Calabria), che secondo l'accusa avevano avviato in provincia di Como un ingente traffico di cocaina e sarebbero anche responsabili di violente estorsioni nella zona di Cantù.

LE INTERCETTAZIONI - "Vogliono mettere in piedi San Luca (...) San Luca a Milano ... al nord". Lo dice in un'intercettazione telefonica uno degli arrestati nel maxi blitz di stamani. Il riferimento è a San Luca, piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, noto per una faida delle cosche in relazione a un grosso traffico di cocaina nel Comasco. In altre telefonate i presunti affiliati alla 'ndrangheta parlavano anche di "mitra" e "kalashnikov".

Operazione contro la 'ndrangheta, le intercettazioni: IL VIDEO

IL SUMMIT - Con il maxi blitz di oggi in Lombardia "è stata individuata una delle persone che era rimasta fuori" dagli arresti dell'operazione "Infinito" del 2010 e che partecipò in quell'anno al noto summit in un centro intitolato alla memoria di Falcone e Borsellino (di Paderno Dugnano, ndr). Lo ha detto il procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini sottolineando come dalle indagini sia emersa "la violenza gratuita" e "la facilità estrema della 'ndrangheta di infiltrarsi nel tessuto istituzionale"