Carabinieri in aeroporto
Carabinieri in aeroporto

Lonate Pozzolo (Varese), 5 luglio 2019 - Il primo effetto dell’operazione “Bridge”, il trasloco termporaneo dei voli dall’aeroporto milanese di Linate al fratello maggiore di Malpensa, sono gli arresti effettuati ieri dai carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano. Un colpo di machete al “cartello” di ‘ndranghetisti che, da tempo nel business di parcheggi e attività commerciali attorno all’hub internazionale lombardo, avevano deciso di investire ancor di più, non lesinando minacce di ritorsioni a un imprenditore che non voleva fare affari con loro e affondando i tentacoli in appalti e politica.

È lo scenario emerso dalla maxi inchiesta “Krimisa”, avviata nel 2017 dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano e che ieri ha portato all’arresto di 34 persone, in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare (solo 7 ai domiciliari) emessa dal Gip di Milano, con accuse a vario titolo per associazione mafiosa, estorsione, lesioni personali aggravate, detenzione di armi, spaccio, truffa ai danni dello Stato, intestazione fittizia di beni e accesso abusivo a sistema informatico, tutti aggravati dal metodo mafioso. Lonate Pozzolo, cittadina satellite in provincia di Varese, zona di confino negli anni ‘80 e divenuta roccaforte del malaffare legato alla ‘ndrangheta, secondo il lavoro degli investigatori “vantava” un discreto capitale mafioso, costituito dalle strette relazioni con esponenti politici locali, imprenditori e appartenenti alle istituzioni, che alla Locale hanno permesso di incidere con pacchetti di voti in grado di determinare l’elezione di amministratori locali, ottenere informazioni sulle indagini grazie alla collusione di un consulente della Procura di Busto Arsizio e agevolazioni in pratiche burocratiche e appalti.

A dominare sulla Locale Legnano-Lonate Pozzolo, legata alla cosca Farao-Marincola di Cirò Marina e riflesso della storica locale “Lombardia” spazzata via dall’indagine “Infinito” era Vincenzo Rispoli, amico fraterno di Carmelo Novella, il “secessionista” ucciso perché voleva l’indipendenza dalla Calabria. Ritenuto il promotore e vertice del gruppo, Rispoli detto “Cenzo” si affidava direttamente a Mario Filippelli ed Emanuele De Castro, i quali negli ultimi due anni hanno rilevato attività commerciali tra Lonate Pozzolo e Ferno, bar e parcheggi, a loro volta già arrestati in precedenti operazioni. Proprio per dirimere le tensioni maturate durante le loro detenzioni, a Lonate Pozzolo è più volte intervenuto Giuseppe Spagnolo, esponente di spicco della cosca cirotana, che al bar del figlio di De Castro, utilizzato per i summit, ci arrivava con il consigliere comunale di Fdi Enzo Misiano che, oltre a fargli da autista, secondo gli inquirenti era anche il punto di accesso alla politica locale. A far partire le indagini, è stata la denuncia di un imprenditore che voleva acquistare un terreno nel comune di Ferno, noto per essere l’area “parcheggi” per i viaggiatori diretti a Malpensa, minacciato dalla cosca che gli ha giurato di “spaccare tutto” se ci avesse provato.