Telecamere di sorveglianza
Telecamere di sorveglianza

Milano, 14 aprile 2018 - Le multe dei vigili milanesi a Linate sono legittime. Le speranze dei trasgressori di evitare il pagamento delle sanzioni sono state fiaccate nei giorni scorsi da una sentenza del Tribunale civile, che ha accolto il ricorso di Palazzo Marino ribaltando il verdetto del giudice di pace che aveva inizialmente premiato le ragioni dei ricorrenti. Ricostruiamo la vicenda. Tra febbraio e marzo del 2016, i proprietari di due auto impugnano 29 verbali comminati nel 2015 per passaggio non autorizzato sulle corsie riservate a taxi, ambulanze e mezzi delle forze dell’ordine nell’area dello scalo aeroportuale.

Sulle contravvenzioni, accertate dall’impianto di videosorveglianza e poi notificate dalla polizia locale di piazza Beccaria, ci sono le seguenti indicazioni di località: «Milano, località Linate partenze in corrispondenza Porta numero 4» in 13 verbali e «Milano, località aeroporto Linate corsia partenze Porta 4» nei restanti 16. Cosa non va? Per i ricorrenti, il Comune di Milano si sarebbe appropriato indebitamente di un territorio appartenente ad altro Comune, vale a dire Peschiera Borromeo e Segrate (sul cui territorio si trova giuridicamente il 95% dell’area). I due conducenti sostengono che «l’unica ordinanza» che avrebbe potuto attribuire «alla polizia locale di Milano, all’interno dell’aeroporto di Linate, una competenza sanzionatoria sarebbe stata l’ordinanza numero 1 del 2013 (siglata dai tre sindaci di Milano, Segrate e Peschiera Borromeo, ndr), non rinnovata». Il giudice di pace dà ragione agli automobilisti, annullando le multe nel gennaio 2017.

A quel punto, piazza Scala fa ricorso. In primo luogo, i legali dell’amministrazione sostengono che «nei 29 verbali impugnati il Comune ha correttamente indicato la località nella quale erano state commesse le violazioni, precisando che le infrazioni sono state commesse nell’aeroporto di Linate». Inoltre, aggiungono, l’ordinanza dell’Enac (l’ente nazionale dell’aviazione civile), datata 2015 e in vigore a dispetto di quanto ritenuto dai multati, «prevede che l’accesso alle corsie riservate nel territorio dell’aeroporto di Milano Linate sia presidiato e monitorato anche da apparecchiature di rilevazione elettronia gestite dalla Centrale Controllo Traffico del Comune di Milano».

Tesi sposate il 4 aprile 2018 dal giudice Martina Flamini: «Nei 29 verbali – si legge nel dispositivo – risultano indicati con precisione il giorno, l’ora e la località nella quale la violazione è avvenuta». Di conseguenza, «i ricorrenti disponevano di tutti gli elementi necessari per poter individuare con precisione il luogo in cui avevano commesso le contestate violazioni (la cui commissione, peraltro, è del tutto pacifica)». Di più: il potere sanzionatorio in capo a Palazzo Marino deriva chiaramente dall’ordinanza numero 7 del 2015. Negata anche la buona fede, ai trasgressori non resta che pagare. A meno che non decidano di impugnare a loro volta il verdetto sfavorevole.