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28 apr 2022

Movida violenta, 3 anni e 4 mesi a un giovane pugile Con un cazzotto danni permanenti a un ventenne

L’aggressione ripresa dalle telecamere di videosorveglianza in zona Arco della Pace
L’aggressione ripresa dalle telecamere di videosorveglianza in zona Arco della Pace
L’aggressione ripresa dalle telecamere di videosorveglianza in zona Arco della Pace

Tre anni e 4 mesi di reclusione per un giovane pugile, 2 anni e 4 mesi per due suoi coetanei e tre assoluzioni. Si è concluso così il processo con rito abbreviato per il pestaggio avvenuto la sera del 26 luglio 2020 all’Arco della Pace, uno dei luoghi più frequentati della movida cittadina. Pestaggio che terminò quando Matteo M., aggredito assieme ad alcuni amici, cadde a terra, battendo la testa, per un pugno così violento che non solo fece finire in ospedale, dove rimase per diverse settimane in coma farmacologico, ma gli ha provocato anche danni permanenti.

A pronunciare la sentenza è stato il il gup Daniela Cardamone, che ha disposto anche una provvisionale di 60 mila euro da versare al giovane che, per il “gancio“ assestato, ha un indebolimento del sistema nervoso con conseguenti deficit cognitivi.

Secondo le indagini del pm Francesca Crupi, che ha contestato le lesioni gravi e con l’aggravante del danno permanente, il 19enne nordafricano, residente in Brianza e iscritto pure alla Federazione italiana boxe, colpì vigliaccamente alle spalle lo studente, che comunque ora si è ripreso ed è tornato a frequentare l’università. Per questo il pugile un anno fa finì anche agli arresti domiciliari mentre per i suoi cinque amici del “branco“ era stato disposto l’obbligo di dimora (ora sono tutti liberi).

La rissa era scoppiata con un pretesto. Gli aggressori, tra cui due minorenni, provenivano tutti da fuori città (Monza, Varese e Piacenza) e si erano dati appuntamento per seguire le riprese del video del rapper Neima Ezza. La violenta e sproporzionata azione aggressiva creò panico tra la folla con una fuga disordinata dal luogo dei fatti. Gli investigatori, attraverso le indagini svolte nei giorni successivi e concentrate negli orari notturni, riuscirono a risalire alla provenienza di alcuni gruppi di assidui frequentatori della zona.

E inoltre, la visione delle telecamere di videosorveglianza e il controllo delle piattaforme social consentì alla Squadra mobile di ricostruire la dinamica dell’aggressione di gruppo caratterizzata dalle modalità tipiche del branco.

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