Milano, 26 ottobre 2017 - Cinque medici sono indagati a Milano per la morte dell'uomo di 61 anni deceduto nel settembre 2016 dopo essere stato sottoposto a un trapianto di cuore a Roma. La loro iscrizione nel registro degli indagati, aperto dal pm Antonio Cristillo è un "atto dovuto" e necessario per un duplice obiettivo: da un lato, permettere agli inquirenti di svolgere tutti gli accertamenti del caso e, dall'altro, consentire agli indagati di nominare propri consulenti di parte.

L'indagine, avviata dai pm di Roma ma poi trasferita nel capoluogo lombardo per competenza territoriale, coinvolge nello specifico due cardiologi del San Raffaele e tre medici (due cardiologi e un perfusionista) del San Camillo di Roma. L'accusa, per loro, è omicidio colposo. La vittima, morta poco dopo l'intervento, fu operata nell'ospedale della capitale, ma l'organo che gli venne trapiantato era arrivato dal San Raffaele. Secondo una consulenza disposta dai magistrati romani quel cuore - frutto della donazione di un 45enne morto dopo un malore in piscina - non era idoneo per un trapianto. E in questa prospettiva, la morte dell'61enne sarebbe la conseguenza di un errore medico commesso dall'equipe del San Raffaele che, prima di spedire l'organo a Roma, lo aveva valutato idoneo e soprattutto compatibile con il paziente che lo ha ricevuto. Il quadro generale sarà più chiaro al termine dell'"accertamento irripetibile" condotto dagli esperti dell'Istituto di Medicina Legale di Padova per analizzare le reali condizioni dell'organo e verificare eventuali lesioni pregresse. Il pm Cristillo ha nominato quattro consulenti, gli indagati altri otto. La relazione conclusiva dovrà essere depositata entro l'8 gennaio prossimo.