I carabinieri hanno fermato i due marocchini
I carabinieri hanno fermato i due marocchini

Milano, 29 aprile 2018 - Un minuto per due aggressioni. Raid in rapidissima successione. Una scia di sangue con una studentessa inglese lievemente ferita al fianco e un aiuto cuoco bengalese ucciso da un fendente letale al petto. Una scia di sangue iniziata due ore prima a Cinisello Balsamo: altre due vittime, una presa a calci e pugni e l’altra accoltellata per due volte all’addome. Tutto opera, per l’inchiesta-lampo dei carabinieri, dei due marocchini Abdenachemi Amass e Saad Otmani, 28 e 30 anni irregolari e senza fissa dimora, fermati venerdì mattina alle 10 dai militari del Nucleo investigativo davanti al Mc Donald’s di piazza Duca d’Aosta angolo via Vitruvio.

Ecco la ricostruzione di quella notte, nell’ipotesi degli uomini comandati dal tenente colonnello Michele Miulli e dal maggiore Cataldo Pantaleo. Sono le 2.13, siamo in piazza Caiazzo. La sostitutiva della linea verde della metropolitana è appena ripartita: dall’autobus sono scesi, tra gli altri, i due nordafricani, la 20enne in Erasmus all’Università Cattolica con la coinquilina statunitense e probabilmente pure il 23enne Samsul Haque. Amass e Otmani puntano le giovani, dopo averle già infastidite verbalmente a bordo del mezzo pubblico. Le ragazze si accorgono di essere seguite e cercano di accelerare il passo per raggiungere lo stabile in cui vivono, dietro l’angolo, al civico 2 di via Gaffurio. Non ci riescono. A un tratto, la britannica sente una mano che le tira i capelli, poi la botta al fianco che le provocherà un taglio superficiale suturato con due punti. L’amica è terrorizzata, vede che l’accoltellatore si sta dirigendo verso di lei e gli consegna il telefono.

È in quegli istanti che un residente sente delle urla provenire dalla strada che attribuisce alla voce di una donna: «Please, please». L’uomo scende in strada, fa il giro dell’isolato da via Petrella e spunta in via Settembrini, all’altezza del civico 56: a terra, però, non c’è una ragazza, bensì un ragazzo. È Samsul Haque, nel frattempo ferito a morte sempre dalle stesse persone. È a lui che i due avrebbero gridato «Dammi il cellulare», come ascoltato in diretta da un altro testimone sentito a verbale. Una scena confusa, non ripresa per intero dalle telecamere della zona. Quella della farmacia Caiazzo, proprio l’esercizio commerciale finito nel mirino della magistratura prima per i legami con la ’ndrangheta e poi per un traffico illecito di farmaci anti-tumorali, immortala parzialmente il primo raid.

Il secondo blitz, a 40 secondi di distanza, finisce nel raggio d’azione dell’occhio elettronico del negozio al civico 49: Samsul, forse accortosi che Amass e Otmani si stanno avvicinando con fare minaccioso (dopo aver aggredito le due ragazze qualche decina di metri più indietro), passa correndo davanti al civico 60. I due marocchini sono sul marciapiedi opposto e lo indicano. Non ci sono frame del momento dell’agguato, cioè quando Samsul viene raggiunto al termine di un breve inseguimento, accoltellato e derubato dello smartphone. Le riprese utili ripartono alle 2.15: Amass e Otmani passano prima sotto la telecamera della farmacia di via Settembrini e poi sotto quella di un hotel di via Scarlatti; Otmani impugna un telefono in una mano e uno nell’altra. Direzione: piazza Duca d’Aosta. Lì dove verranno individuati e bloccati. Ieri i due, assistiti dall’avvocato Daniela Cristina Cultrera, sono stati interrogati dal gip Laura Marchiondelli: hanno ammesso le rapine, ma hanno negato di aver agito con la volontà di uccidere.