Imane Fadil la modella di orgini marocchine morta il primo marzo aveva 34 anni
Imane Fadil la modella di orgini marocchine morta il primo marzo aveva 34 anni

Milano, 21 marzo 2019 - Sono due le ipotesi al vaglio degli investigatori sulla atroce morte della modella marocchina, teste chiave nel processo Ruby ter che vede imputato l’ex premier Silvio Berlusconi. Imane Fadil è morte per avvelenamento da metalli radioattivi oppure, più probabilmente, a causa di una malattia rara che ha distrutto il sistema immunitario, già indebolito da un «Lupus». Quest’ultima diagnosi compare nella cartella clinica della donna, ricoverata da fine gennaio al 1 marzo, all’Humanitas di Rozzano.

Ieri è stato messo il primo tassello del percorso che porterà presto ad accertare la verità: sono stati eseguiti gli accertamenti dei consulenti della Procura, tra cui l’anatomopatologo Cristina Cattaneo dell’Istituto di Medicina Legale di via Gorini. Oggi dovrebbero essere disponibili gli esiti dei carotaggi sugli organi interni della modella marocchina stremata da un male ancora misterioso dopo un mese di agonia. Test decisivi per scoprire la presenza di elementi radioattivi nel corpo di Imane, un’eventualità che ha reso necessarie precauzioni e attrezzature particolari in vista dell’autopsia per tutelare la salute di chi dovrà eseguirla.

Al momento, la prima ipotesi della radioattività è avvalorata dalla presenza di sostanze definite «particolari» dagli inquirenti contenute nelle urine della ragazza, che tuttavia potrebbero, dicono gli investigatori, non avere alcuna attinenza con la morte della donna. Così come i 4 metalli pesanti (cadmio, molibdeno, antimonio e cromo) rilevati «in modo massiccio nei liquidi biologici» potrebbero costituire una falsa pista per dare l’attesa classificazione al male di Fadil. Resta, e questa ipotesi prende sempre più corpo, la possibilità che la giovane sia morte per malattia. «Ci sono casi di morti improvvise non giustificate da patologie immediatamente comprensibili», spiegano gli inquirenti

Nel frattempo si cerca anche di ricostruire il contesto in cui potrebbe essere maturata una morte violenta di Fadil. Per questo ieri è stata ascoltata per un paio d’ore anche l’ex deputata del Pdl Souad Sbai che, con numerosi tweet, aveva paventato una ipotetica «pista marocchina» spiegando che la modella «sapeva tanto e probabilmente aveva deciso di fare un passo indietro». In qualità di presidente dell’Associazione donne marocchina, Sbai ha annunciato di volersi costituire parte civile nel caso si celebri un processo. In mattinata si è visto di nuovo in Procura l’avvocato Paolo Sevesi, legale di Fadil. Sono in corso accertamenti, anche attraverso i tabulati telefonici, per ricostruire le ultime settimane di vita della bella e sfortunata ragazza.