La vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti
La vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti

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Milano - Letizia Moratti è vicepresidente della Regione con delega al Welfare dall’inizio della campagna vaccinale che sta segnando un riscatto della Lombardia, tornata a correre dopo un anno difficilissimo per la prima regione in Occidente investita dalla pandemia.
Vicepresidente, la campagna lombarda ha superato i problemi iniziali e si sta dimostrando fondamentale per il raggiungimento dei target nazionali. Quanto ha contato in questo il passaggio dal sistema di Aria a quello di Poste e quanto una maggior certezza delle forniture?
"Sicuramente il passaggio informatico, che ho voluto, è stato decisivo, per la facilità con la quale le persone sono riuscite a prenotare il vaccino. Abbiamo avuto un avvio complicato anche perché il piano dell’ex commissario Domenico Arcuri era di difficile attuazione, sugli “altri servizi essenziali” lasciava ampia discrezionalità alle Regioni, mentre il piano del commissario Francesco Paolo Figliuolo è molto preciso: va per fasce d’età e patologie. Un’altra criticità invece, purtroppo, permane, perché riguarda la programmazione delle forniture di vaccino e non è un problema nazionale, ma europeo".
In Lombardia, oltre a un’adesione altissima, c’è un tasso di rifiuto di AstraZeneca molto basso. Secondo lei da cosa dipende?
"Siamo intorno allo 0,5%, e credo sia così basso perché il personale addetto all’anamnesi nei centri vaccinali si adopera con grande sensibilità e pazienza per fornire tutte le spiegazioni e le rassicurazioni che le persone chiedono. E anche se questo inizialmente ha portato ad allungare i tempi, si è rivelato fondamentale. C’è anche un effetto “imitazione”: i vaccinati riferiscono di non aver avuto problemi, è un passaparola che riteniamo continuerà a consolidare la fiducia".
C’entra anche la voglia di ripartire?
"Certo: la Lombardia è stata la regione più colpita e colpita per prima dalla pandemia, tante persone hanno avuto lutti o malattie gravi in famiglia o nella cerchia delle proprie amicizie. Nel vaccino vedono uno strumento per riprendere in mano la loro vita sociale e lavorativa".
Come Regione da tempo dite che servono più vaccini.
"Anche se giovedì supereremo i cinque milioni di somministrazioni, siamo costretti a tenere una velocità più bassa di quella che potremmo avere. Con 120 mila iniezioni al giorno potremmo chiudere la campagna il 10 luglio; con centomila il 30 luglio, se invece resteranno 85mila, come adesso, ci arriveremo il 30 agosto".
La Lombardia conta sul meccanismo di «compensazione» gestito dalla struttura commissariale, con l’anticipo delle dosi alle regioni che rispettano i target?
"Questo non è ancora avvenuto in maniera sostanziale, ci auguriamo che avvenga e che si tenga conto del fatto che la Lombardia sta contribuendo in maniera significativa al raggiungimento degli obiettivi del piano nazionale".
In questi mesi lei si è fatta promotrice di diverse istanze che sono state accolte a livello nazionale, come il prolungamento alla sesta settimana dell’intervallo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a mRna, sul quale è arrivato anche il parere favorevole dell’Ema.
"Abbiamo salutato con grande sollievo la decisione del Ministero della salute e del Cts: in un momento in cui le forniture sono scarse, senza inficiare l’efficacia della vaccinazione, possiamo dare una copertura a più persone, con risultati positivi soprattutto nel ridurre i decessi per Covid e la malattia grave. Da mesi non scendevamo sotto i 400 ricoverati per Covid in terapia intensiva".
Sull’allungamento della validità della vaccinazione ai fini del green pass europeo è arrivata una risposta definitiva?
"Abbiamo avuto ampie rassicurazioni dal ministro Roberto Speranza che questo problema sarà affrontato e gestito prima del momento in cui dovrebbe scattare eventualmente una nuova vaccinazione per chi l’ha avuta tra dicembre e febbraio".
I centri massivi sono l’architrave della macchina lombarda da potenzialmente oltre 144mila iniezioni quotidiane. Come si integreranno in questo sistema le vaccinazioni nelle aziende, quando arriveranno il semaforo verde dal commissario Figliuolo e le forniture per farle partire?
"Riteniamo che la nostra scelta di puntare sui centri massivi si sia rivelata giusta, per quello che ci garantiscono in termini di capacità delle linee vaccinali, sicurezza e riservatezza, efficienza. Quando il commissario darà il via libera la nostra idea è di offrire alle aziende un certo numero di linee dedicate all’interno dei centri massivi, ma anche di prevederne altre all’interno di grandi insediamenti aziendali, magari con la possibilità di consorziarsi con le piccole e medie imprese".
E dopo aver garantito un primo ciclo vaccinale a tutti i lombardi, cosa succederà?
"Stiamo iniziando a ragionare su una campagna diversa nelle modalità: non più nei centri massivi, i grandi spazi pubblici e privati che ci sono stati messi a disposizione saranno riconsegnati alle loro normali attività. Vogliamo mettere in campo azioni basate anche su una forte collaborazione con i medici di medicina generale e con le farmacie. Ci saranno evoluzioni anche nei vaccini, probabilmente una semplificazione, la ricerca sta andando avanti in tutto il mondo. Siamo già al lavoro perché, nel momento in cui si decidesse la necessità di nuovi richiami, non vogliamo farci trovare impreparati".