Aggressioni ai coetanei per abiti e accessori firmati (LaPresse)
Aggressioni ai coetanei per abiti e accessori firmati (LaPresse)

Milano, 16 maggio 2019 - Una raffica di rapine nel giro di poche ore. La forza del branco per intimidire le vittime. Senza armi. Solo minacce e qualche spintone. A distanza di qualche mese da quella sera, gli agenti dell’Ufficio prevenzione generale della Questura hanno chiuso il cerchio, notificando ai presunti responsabili un’ordinanza di custodia cautelare: al Beccaria sono finiti due 17enni italiani, mentre l’unico maggiorenne del gruppo, un 19enne di origini marocchine, era stato già fermato quella notte in corso Vittorio Emanuele. I raid sono avvenuti lo scorso gennaio in un’altra zona della città, a cavallo tra Porta Romana e piazzale Lodi.

I giovani, stando a quanto ricostruito dagli investigatori di via Fatebenefratelli, puntavano a cellulari ma anche a capi di abbigliamento come sneakers di marca e cinture. Il primo blitz violento è avvenuto in via Mantova, dove i tre ha portato via un cellulare Samsung a un ragazzino di 15enni. Altro colpo qualche centinaio di metri più avanti, in via Verona: in questo caso, i due 17enni avrebbero derubato un coetaneo di maglia; sempre ai minorenni della gang sono stati attribuiti altri due assalti, rispettivamente in viale Lucania (dove il bottino è stato uno smartphone e una sigaretta elettronica) e in corso Lodi (dove un uomo è stato costretto a consegnare il proprio cellulare sotto la minaccia di un coltello). I riconoscimenti da parte delle vittime hanno consentito ai poliziotti di individuare i responsabili, nonostante non sia emerso nulla di compromettente nel corso delle perquisizioni a casa.

Poco più di due mesi fa, un’altra baby gang, decisamente più aggressiva, era stata smantellata dai carabinieri della stazione Sempione e della Compagnia Duomo. Diventati il terrore dell’Arco della Pace, Lì trascorrevano pomeriggi e sere, a bivaccare sui gradoni della piazza. Quando passava la «preda» giusta, meglio se sola e indifesa, il branco entrava in azione. Il modus operandi del gruppo era sempre lo stesso, particolare che ha aiutato i militari a ricollegare tutti gli episodi a un’unica banda: ne facevano parte, secondo le accuse, nove minorenni (il più piccolo deve ancora compiere 16 anni) residenti tra Milano, Merate, Saronno e Tradate (otto finiti in carcere e una in comunità) e cinque maggiorenni di Milano, Caronno Pertusella e Corsico (sottoposti a decreto di fermo dal pm).