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12 feb 2022

Milano: Chico il capo, l’hacker e il ladro. Sgominata banda di trafficanti di uomini

Il gruppo di camerunensi bloccato dalla polizia sfruttava le abilità di un esperto informatico e di un borseggiatore

nicola palma
Cronaca

Milano - Sera del 24 gennaio 2020, gli agenti della Squadra mobile entrano in un bar di via Plinio: sembra un controllo casuale, ma in realtà stanno cercando qualcosa di preciso. Il nascondiglio è dietro la cornice dello specchio del bagno: lì sono incastrati due documenti francesi validi per l’espatrio, il passaporto di un uomo e la carta d’identità di una donna. A chi appartengono? Secondo le indagini dei poliziotti, coordinati dall’aggiunto della Dda Alessandra Dolci e dal dirigente Marco Calì, una delle due bande di trafficanti smantellate all’alba di ieri li usava per far credere agli autisti contattati via Bla Bla Car che le persone che stavano salendo sulle loro macchine per dividere le spese di viaggio verso la Francia fossero in regola e non clandestini che li stavano inconsapevolmente usando come passeur per attraversare il confine a Ovest.

I conducenti davano un’occhiata e quasi sempre, ingannati dalla somiglianza tra la foto e il volto dei migranti, davano il via libera per la partenza; appena si distraevano per caricare nel bagagliaio le valigie dei passeggeri, i documenti ripassavano di mano per essere riutilizzati al viaggio successivo. Il meccanismo è stato ricostruito dai segugi di via Fatebenefratelli con un’inchiesta rigorosa e certosina che ha messo insieme gli inequivocabili contenuti delle intercettazioni telefoniche e i riscontri ottenuti sul campo grazie a lunghi appostamenti. Gli investigatori hanno sviluppato un’informazione arrivata a fine ottobre 2019 da Reggio Calabria (le dichiarazioni di una donna vittima di tratta su una rete di mercanti di uomini che agiva tra Aosta, Crotone, Siracusa, Torino e Milano) e sono arrivati così a identificare tutti i presunti componenti di un’associazione a delinquere composta da dodici camerunensi.

I due capi, di 29 e 30 anni, si facevano chiamare in un caso "Killer" e nell’altro "Chico" o "Schengen", già proprio come la cittadina lussemburghese che ha dato il nome alla convenzione che ha abolito i confini tra gli Stati membri dell’Unione europea. Erano loro, stando al quadro accusatorio condiviso in gran parte dal gip Natalia Imarisio nelle 154 pagine di ordinanza di custodia cautelare, a reclutare i migranti (quasi sempre nigeriani, congolesi o ivoriani), a occuparsi personalmente della loro partenza e a raccogliere il denaro (300-400 euro a persona). I vertici erano attentissimi alla reputazione dell’organizzazione e sempre pronti a trovare un’alternativa nel caso di un intoppo nel piano A (il passaggio con Bla Bla Car): l’obiettivo prioritario era quello di mantenere "la fama del gruppo criminale" e amplificare "la portata del passaparola" che ne alimentava il business. Basta un esempio: il 9 gennaio 2020, un uomo che evidentemente si era servito dell’associazione in passato ha chiamato "Chico" per dirgli che "ho un fratello che ha intenzione di viaggiare".

La gang poteva contare su una serie di personaggi che portavano al resto della piramide il loro know how delinquenziale in vari settori. C’era un quarantunenne che negli atti viene descritto come una sorta di hacker dalle "straordinarie capacità informatiche": era lui a gestire le carte di credito clonate e i pagamenti dei viaggi e a occuparsi della creazione di "numerosissimi account per accedere alle piattaforme multimediali". Sì, perché la banda aveva un lato tecnologico molto spiccato, dovendosi servire continuamente di portali come Booking.com o altri simili per prenotare stanze o appartamenti da bed&breakfast o società che gestiscono abitazioni per locazioni brevi: via Farini, via Gallura, piazza Bande Nere, sono solo alcuni degli indirizzi dove i migranti hanno pernottato prima di scomparire.

Dopo qualche mese, coi tempi tutt’altro che celeri dei rapporti bancari internazionali, i gestori di quelle strutture ricettive scoprivano dalle banche di essere stati raggirati e che in realtà i versamenti erano stati effettuati all’insaputa dei veri proprietari delle card. Già, le card. Un contributo decisivo all’organizzazione arrivava da un ventiduenne che si fa chiamare "Bajano" o "Junior", un borseggiatore di professione che agiva soprattutto in metropolitana: lui si teneva i soldi, e ai trafficanti vendeva i documenti; negli atti si parla di quattro colpi, avvenuti almeno in due casi a bordo dei treni della linea rossa, tra il 23 gennaio e il 15 dicembre 2019.
 

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