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1 mag 2022

Milano, i lavoratori della Scala proclamano l'agitazione e il blocco degli straordinari

Si allarga dunque a tutto il teatro la protesta che era partita dal solo corpo di ballo nei giorni scorsi. I delegati: "Nessuna volontà di confronto sindacale"

LAVORI DI BONIFICA DELL' AMIANTO, NEL LOGGIONE DEL TEATRO LA SCALA INTERNI p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate neri
Lavori all'interno della Scala

Milano - I sindacati dei lavoratori della Scala hanno proclamato oggi, nel giorno della festa dei lavoratori, lo stato di agitazione con la «sospensione di tutte le prestazioni supplementari e straordinarie». Si allarga dunque in teatro la protesta che era partita dal solo corpo di ballo nei giorni scorsi. Il comunicato congiunto della rsa della Scala e delle segreterie di Cgil, Cisl, Ui e Fials parla di «inconsistenza delle relazioni», «nessuna volontà di confronto sindacale» e «obblighi disattesi di informazione, confronto e negoziato». 

Troppi i nodi irrisolti in vista della discussone sul rinnovo del contratto di lavoro, a partire dal programma della prossima stagione «solo anticipata senza dettagli» che, scrivono, «attualmente non è possibile avallare da parte sindacale». Non solo questo lamentano i sindacati ma anche «la strada intrapresa dalla Direzione» che «sembra più orientata alla disintermediazione sindacale privilegiando il rapporto diretto con i singoli secondo una concezione paternalistica e talvolta autoritaria che riporterebbe indietro il teatro di decenni.

 Un rapporto basato su premi unilaterali e superminimi, come su criteri di reclutamento del personale poco egualitario». «È necessario - scrivono - avviare un confronto sul livello di autonomia del Teatro, messo sempre in discussione da inspiegabile eccesso di controllo degli organi di vigilanza, come la richiesta di un ulteriore accordo sindacale sulle straordinarie attività già convenute per l’erogazione del premio di produzione». 

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