Mediglia (Milano), 10 settembre 2018 - «L’aria del Paradiso è quella che soffia tra le orecchie di un cavallo», recita un antico proverbio arabo. E questo paradiso cinquanta cavalli destinati al macello lo hanno trovato al Dark Horse Sanctuary AK, un’oasi protetta alla cascina Saresano di Mediglia, a pochi chilometri da Milano.

Nei giorni d’oro erano trottatori o galoppatori di successo, con premi e medaglie guadagnati sul campo. Poi sono divenuti un inutile peso e sono stati destinati a una fine ingloriosa o addirittura al macello. Invece cavalli di tutte le razze hanno trovato una casa e una seconda possibilità grazie alla tenacia e alla dedizione di Anita Casabuona e di suo marito, Gianluca Meroni. Lei, 41 anni, italoirlandese, veterinaria con la passione per i cavalli ereditata dalla mamma Anne Kernan (a cui il santuario è stato dedicato), lui agricoltore da generazioni con più di cento ettari di terreno coltivato a cereali e foraggi. Si sono incontrati grazie a una bufala di nome Giovanna. Destinato al macello ma salvato da Anita, l’animale ha trovato rifugio nella fattoria di Gianluca che, a sua volta, ha trovato in Anita l’anima gemella e l’ha sposata. Hanno deciso di fare del recupero di equini maltrattati o destinati a morte certa la propria ragione di vita. Un lavoro prezioso riconosciuto anche dall’ippodromo del Galoppo di San Siro che, il 16 settembre, dedicherà tre corse all’associazione. «Il primo cavallo che abbiamo recuperato – racconta Anita – si chiama Gohlem Blitz, era un grande campione. Quando l’ippodromo di San Siro ha chiuso al trotto, lo abbiamo accolto in casa. La voce si è sparsa e ci sono arrivate numerose segnalazioni. Così cinque anni fa abbiamo deciso di attrezzare la cascina di tutto punto per accogliere degnamente i nuovi arrivati».

Il posto d'onore spetta a Ocean Twelve, un trottatore scartato perché a fine carriera. Eppure, dopo tre anni di riabilitazione, è tornato a correre guadagnando un secondo piazzamento all’ippodromo di Montegiorgio, nelle Marche. «È il nostro orgoglio – commenta Anita – ed è la dimostrazione che il grande lavoro di recupero ha pagato». Fra i campioni c’è anche Brask-Vol. Osannato in carriera ma trascurato una volta a riposo, il trotter è arrivato alla struttura in condizioni di estremo disagio fisico e psichico. «Con pazienza e amore l’abbiamo recuperato – spiega Anita – e ora è il mio cavallo di punta con cui insegno anche equitazione di base». Non solo ex campioni ma anche cavalli giovani destinati alle gare clandestine o alla macellazione. Come una cavalla gravida che, ammalata di polmonite e considerata irrecuperabile, ora vive felice insieme alla sua puledra. «Per cinque anni – raccontano Anita e Gianluca – abbiamo contato unicamente sulle nostre forze ma il lavoro è sempre più gravoso. Con la Onlus che abbiamo appena fondato contiamo di ricevere aiuto, sia in denaro che in mangimi, da parte di tutte le persone che condividono la nostra battaglia». Il sito www.darkhorsesanctuaryak.org è diventato un punto di riferimento.