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30 apr 2022

Maxi truffa da 20 milioni sul reddito di cittadinanza Patteggiano in 17 con pene da uno e tre anni

Diciassette patteggiamenti. Tutti a pene comprese tra 1 anno e 10 mesi e 3 anni e 10 mesi per la maxi truffa da 20 milioni di euro sul reddito di cittadinanza scoperta dalla Procura con una serie di arresti lo scorso novembre.

Si è chiusa così, ieri mattina, l’udienza preliminare davanti al gup Lidia Castellucci, a seguito dell’inchiesta del pm Paolo Storari e della Guardia di finanza di Cremona e Novara. Lo scorso 11 novembre, 16 persone, quasi tutte originarie della Romania oltre a un italiano e un egiziano, erano state arrestate in diverse regioni con le accuse, a vario titolo, di associazione per delinquere, truffa aggravata ed estorsione.

Se non fossero arrivate quelle misure cautelari, come era venuto a galla dagli atti, sarebbero riusciti a sottrarre alle casse dello Stato circa 80 milioni di euro a fronte di circa 10 mila domande di reddito di cittadinanza ed emergenza "falsificate" e presentate per conto di altrettanti romeni. Con un piano che aveva consentito di insinuarsi "nelle pieghe di un articolato sistema burocratico, approfittando delle lacune esistenti e dei ritardi nei controlli". Gli imputati erano accusati di presentarsi nei Caf con i codici fiscali di centinaia di cittadini romeni per volta, sostenendo che queste persone esistessero, fossero residenti in Italia da dieci anni e avessero i titoli per usufruire del reddito di cittadinanza, ma nessuno di loro viveva però in Italia. In alcuni casi gli italiani erano consapevoli e assecondavano la truffa dietro un compenso,in altri casi venivano minacciati.

Tra i destinatari della misura cautelare figura anche una ex dipendente di un centro di assistenza fiscale già coinvolta nella frode. La montagna di soldi illeciti intascati era stata anche esibita come trofeo da una delle donne, poi finita in carcere, che aveva postato su TikTok almeno tre video in cui sventolava e contava pile di banconote. La presunta maxi truffa ruotava attorno alla Nova Servizi, società con sede in centro a Milano e che operava in convenzione con il Patronato Sias e con il Caf Mcl (Movimento Cristiano Lavoratori). Il mese scorso, in una seconda tranche delle indagini sono state arrestate altre sei persone, tra cui un’ex dipendente della Nova Servizi.

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