Il negozio di Maurizio Pozzi, il commerciante ucciso (Newpress)
Il negozio di Maurizio Pozzi, il commerciante ucciso (Newpress)

Milano, 27 giugno 2018 - Il cranio sfondato da otto martellate inferte con molta forza e molta rabbia. L’omicidio di Maurizio Pozzi, il commerciante di 69 anni ucciso nel suo appartamento di via Carli, quartiere Affori, periferia nord di Milano, il 5 febbraio di due anni fa, potrebbe non finire nei cold case. «Indagine difficile, un rompicapo, nessuna traccia interessante», dissero subito gli investigatori della squadra mobile coordinati dal pm Alberto Nobili che il 7 aprile del 2016, cioè appena due mesi dopo il feroce omicidio, iscrisse comunque nel registro degli indagati la figlia dell’uomo, Simona Pozzi, 45 anni, un passato di droga, debiti e di liti familiari violente. I sospetti degli investigatori caddero subito su di lei, supportati da intercettazioni in cui la donna esprimeva tutto il suo odio nei confronti di quel padre che aveva smesso di darle soldi. E da un litigio molto violento dovuto a un debito di 100mila euro che la figlia Simona aveva accumulato. 

Una vita troppo semplice per avere nemici quella di Maurizio Pozzi, 40 anni passati nel suo negozio di scarpe gestito insieme alla moglie Angela e una decina di numeri sul cellulare. L’unico «nemico» Pozzi l’aveva in famiglia, era la figlia. Le liti per i soldi il movente, e lei, Simona, la mandante di un omicidio che per l’efferatezza e le modalità doveva essere stato commesso da un uomo: questa l’ipotesi della procura. La richiesta di arresto del pm è stata però respinta dal gip: «Non ci sono indizi che consentano di attribuire alla Pozzi né il ruolo di esecutrice, nè quello di mandante. Ci sono invece prove contradditorie e lacunose», si legge nelle motivazioni con cui la richiesta è stata bocciata. I pm hanno fatto ricorso al Riesame apportando un ulteriore elemento a supporto della loro tesi. Nel 2014 Maurizio Pozzi fu massacrato di botte, si salvò e fu arrestato l’esecutore. La vicenda passò come una rapina finita male. Per gli investigatori, invece, anche in quell’occasione «la mente» dell’aggressione era la figlia. Il Riesame, con questo ulteriore indizio, si è discusso il 4 giugno, si attende la decisione dei giudici sull’arresto.