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12 mag 2022

“Maternità”, l’amore nella sua purezza

Il capolavoro di Gaetano Previati, manifesto del Divisionismo, alla Galleria d’Arte Moderna

digian marco walch
Cronaca
La tela è stata consegnata. ufficialmente ieri nell’ambito di una cooperazione fra Comune e Banco BPM
La tela è stata consegnata. ufficialmente ieri nell’ambito di una cooperazione fra Comune e Banco BPM
La tela è stata consegnata. ufficialmente ieri nell’ambito di una cooperazione fra Comune e Banco BPM

di Gian Marco Walch

Previati contro Segantini. Divisionismo contro Verismo. A distanza di oltre un secolo si può riassumere così la Triennale di Milano del 1891. Vinse Segantini, vinse il passato contro il futuro. Una sfida a dispetto del tema dei due dipinti esposti a Brera: “Maternità”. Paradossalmente interpretato sulle tele con accenti tutt’altro che univoci: molto più religioso il quadro proposto dall’anticlericale Segantini, le sempre sopravvalutate “due madri“, la mamma che abbraccia il bimbo, la mucca che sembra disinteressarsi del vitello; in definitiva laica l’opera di Previati. Resa tale e dalla tecnica pittorica e dall’impaginazione della mamma contornata dagli angeli, un‘impostazione a ben vedere evangelica.

Quella “Maternità” di Previati, ieri la presentazione ufficiale, è entrata ora nel percorso museale della Gam, la Galleria d’Arte Moderna di via Palestro 16. Che si arricchisce così di un capolavoro unanimemente considerato il manifesto del Divisionismo. Tela gigantesca, orizzontalissima, quattro metri per due, realizzata fra il 1890 e il 1891: una genesi tormentata, non solo per il taglio anticonvenzionale, ma più concretamente anche per gli alti costi imposti proprio dalle dimensioni, costi proibitivi per un Previati che aveva sfidato il giudizio della critica e del pubblico abbandonando i soggetti storici e la tradizione realista che gli avevano guadagnato l’iniziale successo. Accolto con il clamore dello scandalo, il dipinto di Previati. Definito però nel 1919 da un critico lungimirante di nome Nino Barbantini "il primo quadro moderno comparso in Italia nel secolo decimonono", il dipinto affida a una inedita pennellata divisa e filamentosa, capace di annullare i volumi, la teoria degli angeli dalle grandi ali e dalle vesti bianche che affiancano da ambo i lati la giovane madre che, appoggiata a un piccolo albero di melarancio, culla e allatta il suo neonato, mentre i tre angeli di sinistra sembrano riposare. Tanti i simboli cristiani: la purezza di Maria nei gigli, la breve vita di Cristo negli anemoni violetti, il sangue del Redentore nei fiori rossi. Riassunse la sua fatica lo stesso Previati: "Sono invischiato a rendere nella figura principale del quadro tutta l’intensità dell’amore materno spogliato dalle cianfruscole che hanno servito per mille dipinti. Ma che difficoltà, Dio mio!".

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