Milvia Bonvicino
Milvia Bonvicino

Milano, 18 marzo 2016 - Milvia Bonvicino ha 31 anni, da quattro lavora per Trnd, una società con testa in Germania e braccia in 16 Paesi che è leader europea nel «marketing partecipativo». Potremmo chiamarla «pubblicità intelligente»: vende alle aziende il contributo gratuito dei consumatori iscritti alla sua community, che testano prodotti di vario genere - dal cibo ai detersivi, dalla cura della persona ai siti di e-commerce alla telefonia - e li recensiscono. Se piacciono li raccomandano, se non piacciono «possono contribuire a cambiarli, o a svilupparne di nuovi in base ai loro desideri, che spesso le aziende non conoscono». A febbraio Milvia è stata promossa: è diventata, insieme al suo collega Dennis Stundl, managing director, insomma responsabile per l’Italia. Niente di strano, non fosse che sta entrando ora nell’ottavo mese di gravidanza. Alla faccia di tutti i Bertolaso.

Ora, Milvia, non è che ha promesso di rientrare al lavoro cinque giorni dopo il parto, magari sul tacco 12 come l’ex ministro francese Rachida Dati?

«Assolutamente no. Ho avuto una gravidanza fortunata e ho deciso di lavorare fino all’inizio del nono mese, perché mi fa sentire bene. Ma quando Mattia sarà nato mi prenderò almeno sei mesi: non voglio rinunciare a fare la mamma. E l’ho detto all’azienda, quando si è parlato di promozione».

E l’azienda?

«Ho trovato una grande apertura, i manager centrali non hanno avuto problemi ad accettare che mancassi alcuni mesi per dedicarmi al mio bambino, sapendo che quando tornerò potrò continuare come e meglio di prima».

Da mamma sarà un direttore migliore?

«Quello di mamma è il lavoro più difficile del mondo, richiede grandi doti organizzative. Credo che chi lo fa abbia una marcia in più».

Varrà anche per chi vuole fare il sindaco di Roma come Giorgia Meloni?

«Non so che orari abbia un sindaco, di sicuro avrà bisogno di aiuti, asilo, nonni, babysitter, ma se è motivata e contenta saprà gestire il suo tempo».

Però in Italia è lei, Milvia, l’eccezione.

«Quando racconto la mia storia la maggior parte delle persone è stupita. Piacevolmente stupita. Spero che il dibattito di questi giorni, e perché no anche il mio caso, possano aiutare le aziende a cambiare direzione. A capire che è saggio dar fiducia alle mamme, soprattutto nei ruoli di responsabilità».

Tra l’altro il suo condirettore Stundl è un neopapà...

«Esatto! Essendo un’azienda con impronta tedesca siamo abituati a sentire di colleghi della sede centrale che si prendono due, tre mesi di paternità. Credo sia un beneficio, per le donne ma anche per loro. In realtà nei Paesi del Nord-Europa la discussione sulla possibilità di conciliare maternità e carriera sembra datata».