Roberto Maroni (Newpress)
Roberto Maroni (Newpress)

Milano, 22 marzo 2018 -  Il pm di Milano Eugenio Fusco ha chiesto due anni e sei mesi di reclusione nei confronti di Roberto Maroni, governatore uscente della Lombardia, tra gli imputati a Milano nel processo per le presunte pressioni per far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto di lavoro a Maria Grazia Paturzo e Mara Carluccio, sue ex collaboratrici al Viminale. Chiesti anche due anni e due mesi per Giacomo Ciriello, capo della segreteria politica del governatore  all'epoca dei fatti e un anno per Andrea Gibelli, ex segretario generale della Regione. Inoltre, il pm ha chiesto di trasmettere gli atti alla Procura per le presunte false testimonianze di Maria Grazia Paturzo, Isabella Votino (portavoce di Maroni) e dell'avvocato Cristina Rossello. Le richieste sono arrivate al termine di una requisitoria durata circa quattro ore. 

Durante la requisitoria, il pm Eugenio Fusco ha detto che Maria Grazia Paturzo sarebbe dovuta andare a Tokyo a spese della societa' Expo2015 "solo perché aveva una relazione col Presidente Roberto Maroni e non per ragioni professionali". Il rappresentante dell'accusa non usa dunque giri di parole per definire il legame tra il politico e Paturzo: "E' noto a tutti gli attori della scena che i due avessero una relazione che e' dimostrata inconfutabilmente dall'attivita' tecnica della Procura. E' da li' che nasce il processo e io ho fatto attenzione a escludere dagli atti i messaggi e le intercettazioni che potevano apparire morbose e sgradevoli. Di questa relazione - ha proseguito il pm - sono informate anche le amiche e altre persone con cui Paturzo parla, anche sua madre che e' felice che Maroni le abbia scritto se vuole andare a pranzo con lei e della sua partecipazione al viaggio a Tokyo". 

Il pm Fusco ha messo all'indice anche quelle che lui ritiene le bugie raccontate in aula da alcuni protagonisti dell'inchiesta, a cominciare dalla stessa Paturzo che, peraltro, non figura tra gli imputati. "A un certo punto, quando il presidente del collegio le sottopone alcuni messaggi inequivocabili, lei risponde che ha un atteggiamento affettuoso con amici e parenti. La linea difensiva e' quella di negare l'esistenza di questa relazione affettiva perche' e' in questo scenario che si colloca tutto quello che e' successo in relazione al viaggio a Tokyo. Se Paturzo - ha argomentato il pm - avesse ammesso la relazione, avrebbe implicitamente ammesso l'accusa a Maroni e le pressioni del capo della segretaria di Maroni, Ciriello, su Expo attraverso Malangone (allora dg della societa', ndr)".

La strada scelta dalla difesa di negare "in radice" la relazione,  ha detto il pm, e' stata quella di sostenere che la partecipazione al viaggio in Giappone sarebbe stata giustificata da ragioni professionali. "Ma non è così e il viaggio saltò solo per la gelosia della portavoce di Maroni, Isabella Votino, un malessere legato non a ragioni professionali ma all'esistenza di una relazione tra Maroni e Paturzo". E menzogne sarebbero state raccontate anche da un'altra testimone, l'avvocato Cristina Rossello, che "ha reso una versione illogica e falsa".  Maroni rinunciò poi al viaggio in Giappone e al suo posto andò l'allora vicepresidente della Lombardia, Mario Mantovani. La Paturzo a quel punto, ha proseguito il pm, "scomparve" e non partecipò alla missione. 

 

MARONI: "SONO TRANQUILLO, ACCUSE RIDICOLE" -  "Sono tranquillo. Le accuse formulate contro di me in aula oggi dal pm Fusco sono ridicole, totalmente prive di riscontri in fatto o in diritto e sono gia' state giudicate infondate dalla Corte di Appello di Milano, che ha assolto Christian Malangone per gli stessi fatti". Lo ha dichiarato il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, commentando la richiesta di condanna avanzata nei suoi confronti dal pm di Milano, Fusco.