Mario Biondi in redazione a Il Giorno
Mario Biondi in redazione a Il Giorno

Milano, 15 novembre 2018 - Lo pseudonimo l’ha ripreso da quello del padre Giuseppe Ranno, che sui palcoscenici si faceva chiamare Stefano Biondi. E che quel cognome d’arte porti fortuna a Mario Biondi è un dato di fatto, come ha ribadito l’incontro di ieri in redazione al Giorno in cui il soulman catanese ha presentato, in diretta Facebook, i concerti che il 5 e il 10 dicembre lo vedranno in scena rispettivamente agli Arcimboldi di Milano e all’Openjobmetis di Varese.

«Rispetto all’inizio del tour lo spettacolo è completamente cambiato», spiega l’uomo di “This is what you are”. «Questo grazie innanzitutto alla presenza dei Quintorigo, che daranno alle mie canzoni delle nuances più progressive-rock di prima. In più, per non farmi mancare proprio nulla, ci sarà pure Tosh Peterson, batterista punk-rock californiano di soli 17 anni che ho conosciuto in estate ad Umbria Jazz dove suonava assieme alla bassista Nik West. Qualche giorno dopo il nostro incontro mi ha mandato un messaggio su Instagram in cui diceva che gli sarebbe piaciuto moltissimo fare qualcosa con me. L’ho preso in parola».

Con i Quintorigo, invece, vi conoscevate da tempo.

«Io nasco come loro ammiratore. Affascinato dalla commistione tra tre violini, sax e la specialissima voce di John DeLeo. Ci siamo incontrati a più riprese negli anni, ma solo questa estate, sempre ad Umbria Jazz, è arrivata l’opportunità di “annusarci” su un palco per capire se poteva succedere qualcosa. Da lì è nato il singolo “I wanna be free”, in radio dal 9 novembre, divenuta la prima pietra di questa collaborazione».

Quanto rimane del suo ultimo album “Brasil” in uno spettacolo come questo?

«Già in quel disco un brano come “It’s you I’ll always love (Eu sei que vou te amar)” aveva iniziato a prendere una connotazione vagamente prog. Forse sono stati proprio loro, i brasiliani, a darmi una visione più dinamica dei miei pezzi. Questa esperienza mi ha dato tanta voglia di lavorare sulla parte rock di Mario».

Qual è l’ultima canzone che ha caricato sul telefonino?

«Una di Carmelo Pipitone dei Marta Sui Tubi. L’ho conosciuto in uno studio radiofonico, ma non sapevo che musica facesse. Poi l’ho sentito eseguire “L’acqua che hai ingoiato” e sono rimasto impressionato».

Cosa tiene nel parcheggio dei sogni?

«Ho la fortuna di aver realizzato molti dei miei sogni, anche se un duetto con Lady Gaga mi piacerebbe molto, così come cantare con Christina Aguilera, ma anche Céline Dion. Fra gli italiani personaggi nuovi come Calcutta, ad esempio».

Se il progetto brasiliano è un’aspirazione raggiunta, quali sono le altre?

«Ho in testa tre dischi. Il primo che parte da “I wanna be free” per esplorare i mondi del funk e del soul, il secondo quelli del jazz e il terzo dell’heavy metal».

Prego?

«Sì un disco heavy metal. Credo, infatti, che in quell’ambito ci siano delle cose estremamente belle. E mi piacerebbe sperimentare in quella direzione. Mi piacerebbe entrare in studio a gennaio e registrare tutti e tre i dischi per poi pubblicarli tutti e tre assieme o a distanza di un mese l’uno dall’altro. Attorno a me sento un po’ di scetticismo attorno ad un progetto del genere, ma io, come diceva Celentano in un suo famoso programma tv, francamente me ne infischio. Ho in mente cose belle e voglio realizzarle».