Marco Carta
Marco Carta

Milano, 13 dicembre 2019 - Depositato il ricorso in appello contro l'assoluzione del cantante Marco Carta dall'accusa di tentato furto di 6 magliette, il 31 maggio, alla Rinascente di Milano. Per la Procura, che in 28 pagine smonta la sentenza di fine ottobre, il 34enne va condannato a 8 mesi perché contribuì al furto commesso con un'amica rimuovendo "le placchette antitaccheggio" e nascondendole "nel bagno". Per il pm Nicola Rossato, il giudice è stato "molto indulgente" nel credere al cantante, malgrado le dichiarazioni di un "teste oculare".

Il pm nel ricorso spiega di aver già dato conto nel primo grado, davanti al giudice Stefano Caramellino, "di quante volte gli imputati hanno mentito" nell'interrogatorio di convalida (il giudice non convalidò l'arresto di Carta, ma poi la Cassazione di recente gli ha dato torto) anche sulla base, poi, della "visione dei filmati di videosorveglianza". Malgrado ciò, si legge nel ricorso, il giudice ha ritenuto di "dare la prevalenza nella ricostruzione degli eventi al narrato degli arrestati (Fabiana Muscas si è assunta le responsabilità e per lei è stata decisa la messa alla prova, ndr)", "rispetto a quello del teste oculare". E ciò anche se "la genuinità delle relative dichiarazioni" dei due "è ovviamente inficiata dal rapporto di amicizia e dalla preoccupazione della Muscas" per "le conseguenze mediatiche della vicenda che potrebbero derivare a Carta".

Carta, spiega ancora il pm, "nega il proprio coinvolgimento, ma non riesce a spiegare quando e in che modo la Muscas avrebbe preso i capi di abbigliamento da lui indossati nel camerino", ossia le 6 magliette del valore di 1200 euro. Per la Procura, che punta a smontare nel dettaglio tutti i passaggi delle motivazioni del verdetto, "l'intero percorso motivazionale" del giudice "parte dall'assunto che" il teste oculare, ossia l'addetto alla vigilanza della Rinascente, "non sia credibile e tutti gli elementi probatori a disposizione" sono stati "vagliati secondo tale prospettiva". Il giudice, infatti, nelle motivazioni, depositate a fine novembre, aveva sostenuto che la prova della colpevolezza del cantante era "insufficiente e contraddittoria". E che era valida, invece, la ricostruzione alternativa, ovvero che a rubare le t-shirt fu l'infermiera e amica Muscas, che voleva fare un "regalo di compleanno" al 34enne. Nel frattempo, la Suprema Corte ha stabilito che il giudice, nel non convalidare in direttissima l'arresto eseguito dalla Polizia locale, "non ha fatto buon governo" dei principi che regolano "l'arresto in flagranza di reato e la relativa procedura di convalida".

GRG
13-DIC-19 19:14 NNNN

 

È "insufficiente e contraddittoria" la prova che Marco Carta abbia concorso nel furto di 6 magliette, lo scorso 31 maggio alla Rinascente, di Milano. E' quanto ha scritto il giudice Stefano Caramellino, nelle motivazioni della sentenza con cui lo scorso 31 ottobre nel processo abbreviato ha assolto "per non avere commesso il fatto" il cantante. Secondo il giudice "l'ipotesi ricostruttiva alternativa" della difesa invece "è confortata da 'elementi di conferma'". Il giudice ha anche spiegato che "il movente dichiarato da Fabiana Muscas (amica del cantante, ndr), consistente nel voler fare un regalo di compleanno a sorpresa a Marco Carta, corrisponde a una eventualità non certo remota né congetturale, bensì oggettivamente riscontrata nel caso concreto poiché coerente con l'effettiva data di compleanno di Marco Carta, dieci giorni prima del fatto". 

Secondo Caramellino, sono considerate "gravemente inattendibili" anche le affermazioni del vigilante che ha fermato Marco Carta e Fabiana Muscas. Nel verbale di sommarie informazioni riportato nelle motivazioni del giudice e firmato dal vigilante, si legge: "La coppia uscita su pubblica via veniva invitata a rientrare all'interno del negozio. Il duo acconsentiva e una volta rientrato ammetteva il furto facendo vedere il contenuto della borsa, dalla quale si scorgevano le maglie ancora trafugate". Il giudice ha definito le affermazioni del testimone "gravemente inattendibili, perché descrivono fatti materiali incompatibili con quanto obiettivamente emerso dalle registrazioni video". Inoltre, sarebbero caratterizzate da "genericità e obiettiva inesattezza".

 

Il furto

Marco Carta era stato fermato lo scorso 31 maggio dalla polizia locale di Milano per furto aggravato alla Rinascente di piazza del Duomo, insieme con l'amica Fabiana Muscas. Mentre il cantante e la sua conoscente uscivano intorno alle 20.30 dal negozio, è scattato l'allarme, che ha fatto intervenire gli addetti alla sicurezza. La donna aveva con sé un cacciavite e sei magliette del valore complessivo di 1.200 euro a cui erano stati tolti gli antitaccheggio, ma non la placchetta sensibile, che ha suonato all'uscita. Giunti sul posto, la polizia locale e gli agenti dell'unità reati predatori avevano ammanettato entrambi. Dopo una notte ai domiciliari, il giudice Stefano Caramellino, lo stesso che poi lo ha assolto, aveva deciso di non convalidare l'arresto per lui ma solo per la donna, che era stata ritrovata in possesso della refurtiva.
 

Il processo

Marco Carta e Fabiana Muscas sono comunque finiti a processo, ma le due posizioni sono state separate alla prima udienza, poiché l'infermiera ha deciso, d'accordo con il suo legale, Giuseppe Castellano, di chiedere di essere ammessa all'istituto della messa alla prova, ovvero di potere svolgere lavori di pubblica utilità. Nell'udienza, che si è svolta a porte chiuse per via della scelta del rito abbreviato sono stati proiettati i video delle telecamere di sorveglianza. Immagini considerate decisive sia dal pm Nicola Rossato, secondo il quale in quei fotogrammi è contenuta la prova della colpevolezza di Carta, che dai difensori, gli avvocati Simone Ciro Giordano e Massimiliano Annetta. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a otto mesi di carcere e a 400 euro di multa, al termine di una requisitoria in cui ha sostenuto che i due avevano rilasciato dichiarazioni contraddittorie. E in cui ha continuato fino all'ultimo a sostenere la colpevolezza di entrambi gli imputati.