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30 apr 2022

"Mani Pulite, in cella 38 giorni Il passato non si cancella"

Serafino Generoso, all’epoca assessore ai Lavori pubblici di Regione Lombardia. L’avvocato cassanese affrontò quattro processi: assolto con formula piena

stefano dati
Cronaca
Serafino Generoso, il 73enne avvocato cassanese: l’inchiesta, la politica, i ricordi
Serafino Generoso, il 73enne avvocato cassanese: l’inchiesta, la politica, i ricordi
Serafino Generoso, il 73enne avvocato cassanese: l’inchiesta, la politica, i ricordi

di Stefano Dati

Trent’anni dopo “Mani pulite“ è difficile dimenticare per chi ha subito ingiustizie giudiziarie. A riportare alla memoria quel periodo è il 73enne cassanese avvocato Serafino Generoso, all’epoca assessore ai lavori pubblici di Regione Lombardia, coinvolto in quello tsunami politico da innocente, come hanno stabilito in seguito numerose sentenze. Quattro i processi affrontati dal cassanese imputato per corruzione, tentativo di concussione, violazione alla legge sui finanziamenti ai partiti, falso ideologico e abusi in atto d’ufficio. Rimase in carcere 38 giorni, 21 dei quali in sciopero della fame. Procedimenti che hanno avuto unico responso: sentenza di assoluzione piena per non aver commesso il fatto. Messo alle spalle il periodo di Mani pulite, Generoso e rimasto nel mondo politico senza viverlo però in prima persona. Nel 2006, leader di una lista civica, si candidò poi alle elezioni amministrative di Cassano Adda, ma lo tsunami politico faceva ancora rumore, pochi i consensi per lui.

Inchiesta Mani pulite 30 anni dopo, tutto archiviato?

"Potremmo dire “tutto archiviato” se i processi non fossero di per sé stessi una pena; se ne celebrano troppi: è necessario introdurre un filtro serio prima dell’inizio dei processi. Da Mani pulite in avanti c’è stato un aumento delle condotte colpite con sanzioni penali per l’illusione di risolvere i problemi della società introducendo nuovi reati e aggravando le pene".

Sciopero della fame dietro le sbarre e persone che si sono tolte la vita, anche a causa degli arresti preventivi.

"Se sono ricorso a una forma estrema di protesta, lo sciopero della fame, avevo le mie ragioni. Cos’altro potevo fare? Non c’è bisogno di tenere in galera una persona per compiere le indagini. Mi sembra ovvio. Soprattutto quando le indagini sono ferme. È un discorso che vale anche per tanti altri".

Due arresti in breve tempo per poi essere stato assolto con formula piena, come si dimentica tutto questo?

"Le assoluzioni, certo, sono una liberazione per chi è stato chiamato a rispondere di fatti che non ha commesso, ma lasciano tanta amarezza. Il passato non si cancella e non sono sufficienti i risarcimenti per ingiusta detenzione per ridarti quello che hai perso".

Sei un avvocato, conosci le leggi: cosa non ha funzionato?

"C’è stato chiaramente (e ora lo dicono quasi tutti) un uso distorto dello strumento eccezionale dell’arresto prima dei processi. Il problema è che la gente comune non distingue tra carcere preventivo e dopo la condanna e quindi resti segnato a vita. Aggiungo che anche la stampa dà una buona mano, enfatizzando gli arresti e dando poco spazio alle assoluzioni; la notorietà del mio caso è stata un’eccezione, probabilmente per le molte assoluzioni".

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