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9 giu 2021

Mamma Isis era pronta al martirio. Rispose alla chiamata alle armi

Portò i figli in Siria, Alice “Aisha“ Brignoli è stata condannata a quattro anni. Il gip: fu piena adesione all’Isis

anna giorgi
Cronaca
Alice Brignoli originaria del Comasco lasciò la sua casa di Bulciago a Lecco per seguire il marito in Siria portando con sè tre figli Il quarto nacque in Siria
Alice Brignoli originaria del Comasco lasciò la sua casa di Bulciago per seguire il marito

Milano - «Mamma Isis» , la militare combattente che si proclamava "pronta al martirio", Alice Brignoli, moglie del defunto militante Mohamed Koraichi, a processo in abbreviato con l’accusa di terrorismo internazionale dopo essere stata arrestata in Siria, a settembre, dal Ros dei carabinieri e riportata in Italia assieme ai quattro figli, ha avuto una condanna a quattro anni. Dalle motivazioni appaiono chiare le intenzioni e le convinzioni della donna di Lecco, convertita all’Islam e fuggita per allevare i figli secondo le regole dello Stato islamico. «La piena adesione della Brignoli alla ideologia dello Stato islamico e la sua disponibilità ad agire militarmente, fino al martirio, sia pure nel ruolo di donna, rispondendo alla chiamata alle armi nell’interesse dell’organizzazione terroristica, emerge con chiarezza da numerosi elementi agli atti del processo".

Così scrive il gup di Milano Daniela Cardamone nella sentenza di condanna per associazione finalizzata al terrorismo internazionale nei confronti della foreign fighter italiana. Secondo la giudice, il marito di Brignoli, il deceduto Mohamed Koraichi, era un "soggetto pericoloso del quale è stata accertata la intraneità all’Isis e il suo ruolo determinante nella fondazione della cellula terroristica la cui sussistenza è stata accertata con sentenza passata in giudicato". La gup non concede alla donna le attenuanti generiche e nel provvedimento si legge: "Il trasferimento di Alice Brignoli con il marito e i figli nei territori controllati in quel momento dall’Isis costituisce un segno inequivocabile di adesione alla causa dell’Is e, dunque, agli obiettivi di ampliare la rete terroristica, in particolare in Italia, e di rafforzare le forze presenti nei territori".

E ancora: "Le condotte ascrivibili all’imputata non sono qualificabili come mera adesione psicologica alle posizioni jihadiste dell’Isis, ma assumono la connotazione di condotte di partecipazione". La donna si era detta pronta a fare da tramite per attentatti terroristici in Italia e in Europa. "Molto significativa di un apporto tutt’altro che marginale alla causa dello stato islamico da parte di Alice Brignoli è la condotta di radicalizzazione dei suoi figli in tenera età, che in tal modo venivano avviati alla strada dell’addestramento militare, quali futuri combattenti". I pm Francesco Cajani e il capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili, titolari dell’indagine, avevano chiesto una condanna a 5 anni di carcere. Brignoli, dopo la conversione si faceva chiamare “Aisha“, Brignoli ha iniziato un percorso" per uscire dalla radicalizzazione e per "recuperare la sua identità che secondo le sue stesse parole era stata smarrita per strada".

I figli, secondo quanto si legge nelle motivazioni della sentenza che riportano pareri medici hanno subito danni psicologici. In alcune intercettazioni con un’altra convertita all’Islam il marito della Brignoli spiegava: "Hai visto le due mele granate (bombe a mano) che i bambini tengono in mano? Devono imparare che le useremo per aprire Roma inshallah". Sempre il marito della donna prende il figlio più piccolo e lo fa inginocchiare con la forza, quindi gli alza la testa e mima il gesto dello sgozzamento con un oggetto dicendo: "veniamo per ammazzarvi tutti, in Italia dobbiamo fare la stessa cosa con gli infedeli".
 

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