Magazzini dormitorio

Milano, 12 ottobre 2018 - Un magazzino trasformato in abitazione: frigorifero appoggiato a una parete e letti di fronte. È una delle «case abusive» scovate dal Nucleo urbanistico della polizia locale che da gennaio a oggi ha effettuato 150 controlli in tutta la città per verificare il rispetto della normativa sulle leggi urbanistiche e contrastare gli abusi passando al setaccio fabbricati ma anche campi rom irregolari, pure su segnalazioni di cittadini relative a utilizzo improprio di locali. Nello specifico questo immobile era in zona Porta Genova, accatastato come magazzino senza permanenza di persone ma utilizzato come un’abitazione di fortuna, dimora per più persone. Non ci sono solo magazzini e capannoni ma anche ex negozi, laboratori, sottoscale e sottotetti trasformati in case illecitamente.

Lo scorso anno, al Comune sono state presentate 137 domande per il cambio di destinazione d’uso: 92 da artigianale a residenziale, 45 da industriale a residenziale. Quest’anno, in 9 mesi, le richieste sono state 115 (75 per la prima categoria, 40 per la seconda). Numeri in linea. E gli abusi? Il sospetto è che siano una miriade. «Nella zona di via Padova, ma non solo, molte persone vivono in ex negozi. Per entrare e uscire tirano su una serranda». Lo sottolinea Silvio Tursi, presidente della cooperativa sociale Tempo per l’infanzia attiva nella zona di via Padova. Abitazioni di fatto, acquistate o affittate senza che vi sia stato alcun cambio di destinazione d’uso. Da una parte ci sono disperati o famiglie con reddito minimo in cerca di un tetto a un prezzo più basso rispetto a quelli di mercato; dall’altra proprietari che speculano e certi inquilini che subaffittano senza scrupoli.

«Molti speculano - continua Tursi - e sono soprattutto italiani ed egiziani: affittano come abitazioni spazi che non potrebbero essere tali», generando un business. Prendiamo il caso di un ex negozio o di un laboratorio: «Supponiamo che per l’affitto mensile il proprietario chieda 500 euro. Capita che l’inquilino lo subaffitti, chiedendo 100 o 200 euro a posto letto. In questo modo non solo riesce a rientrare nei costi ma ci guadagna anche. In stanze piccolissime, di 30 o 40 metri quadri, vivono 5 o anche 10 persone, e spesso devono fare i turni perché non c’è spazio per tutti». Segnalazioni arrivano da più quartieri, pure dalla zona di viale Jenner: la palazzina tra le vie Calabria e Torelli è stata ribattezzata «la casbah» dai vicini. «In certi appartamenti manca l’abitabilità, eppure sono abitati. Certi sono stati murati perché stavano crollando le solette. Per non parlare degli ex negozi: pure questi diventano abitazioni improvvisate. A pagamento? Il sospetto c’è». I cittadini chiedono l’anonimato per paura di ritorsioni ma nello stesso tempo auspicano controlli. Ma c’è anche il caso di proprietari che si ritrovano con le mani legate: affittano spazi come laboratori ma poi si ritrovano a fare i conti con abitazioni abusive. Martedì al piano terra di una palazzina in via Chiesa Rossa 33 è esplosa una caldaia che ha ustionato tre uomini marocchini di 36, 37 e 47 anni. Persone che, stando a quando riportano alcuni vicini, vivevano lì dentro insieme ad altri connazionali. In un luogo affittato come laboratorio.