Da qualche notte a questa parte Carmen dorme in macchina insieme ai suoi due figli, di 15 e 7 anni, e a sua madre, di 60. In quattro nell’abitacolo di una Citroen C3. La sua storia sembra il risultato, suo malgrado perfetto, di leggi che faticano a dare risposte ai bisogni delle persone nell’ordinaria quotidianità e di bisogni dei quali ci si è dimenticatio sull’onda dell’emergenza sanitaria acuitasi da febbraio. Trentotto anni, Carmen ad agosto 2019 ha lasciato l’appartamento nel quale viveva a Bareggio, hinterland milanese, perché non riusciva a pagare l’affitto e le spese condominiali. Collaboratrice domestica con partita Iva, nella relazione dei Servizi Sociali si riporta che il suo reddito Isee, per l’anno 2020, è di poco superiore ai tremila euro: 3.031 per l’esattezza. Nella stessa relazione si riferisce che il marito, dal quale è...

Da qualche notte a questa parte Carmen dorme in macchina insieme ai suoi due figli, di 15 e 7 anni, e a sua madre, di 60. In quattro nell’abitacolo di una Citroen C3. La sua storia sembra il risultato, suo malgrado perfetto, di leggi che faticano a dare risposte ai bisogni delle persone nell’ordinaria quotidianità e di bisogni dei quali ci si è dimenticatio sull’onda dell’emergenza sanitaria acuitasi da febbraio.

Trentotto anni, Carmen ad agosto 2019 ha lasciato l’appartamento nel quale viveva a Bareggio, hinterland milanese, perché non riusciva a pagare l’affitto e le spese condominiali. Collaboratrice domestica con partita Iva, nella relazione dei Servizi Sociali si riporta che il suo reddito Isee, per l’anno 2020, è di poco superiore ai tremila euro: 3.031 per l’esattezza. Nella stessa relazione si riferisce che il marito, dal quale è separata, non paga gli alimenti. Lasciato l’appartamento di Bareggio, Carmen, i suoi due figli e sua madre, trovano ospitalità a Milano, da un’amica che apre le porte del suo monolocale, da spartire, ora, tra cinque persone.

Amica e connazionale: Carmen è arrivata dall’Ecuador quando aveva 7 anni, i figli sono nati in Italia. A metà settembre il Comune di Milano apre un bando per l’assegnazione di 457 case popolari. Non si tratta di un bando qualsiasi ma del primo bando concepito secondo la nuova legge e le nuove regole approvate, e faticosamente messe in atto, dalla Regione Lombardia. Carmen, madre separata e con due figli a carico, vi partecipa: Milano è la città nella quale risiede chi le da lavoro e la città nella quale vanno a scuola i suoi figli.

Il bando si chiude il 6 dicembre. E il 10 marzo, esattamente un mese fa, Gabriele Rabaiotti, assessore comunale alla Casa, fa sapere che "alla prova dei fatti, la legge della Regione è sbagliata: a 3 mesi dalla chiusura del primo bando col nuovo regolamento, sia Comune sia Aler sono riusciti ad assegnare non più di 10 alloggi dei circa 400 pronti per la consegna". Tra i 10 assegnatari Carmen non c’è.

Meglio ricapitolare: il bando si apre a metà settembre, si chiude a inizio dicembre e le assegnazioni vengono ufficializzate a inizio marzo: 7 mesi in tutto. Sette mesi per assegnare 10 alloggi. A Milano. E tra i 10 Carmen, come detto, non c’è. Lei, mentre il bando fa il suo corso, non sta a guardare e inizia a cercare case in affitto sul mercato privato, sempre a Milano, imbattendosi in canoni a suo giudizio proibitivi o "in persone che sembravano non voler affittare ad una straniera perché convinti che una straniera non paghi".

Ad interrompere ogni ricerca sono le misure di conteminento del Coronavirus varate dall’8 marzo in avanti, misure per le quali vengono via via stoppate le visite agli appartamenti e chiuse le agenzie immobiliari. Ma c’è di più. L’amica che fino a quel momento l’aveva ospitata, invita Carmen ad andarsene perché in 5 in un monolocale non ci può essere alcun rispetto dei comportamenti di sicurezza richiesti dall’emergenza sanitaria: Carmen, i suoi due figli e sua madre, sono di fatto in mezzo ad una strada. Lei, allora, si rivolge ai Servizi Sociali del Comune di Bareggio, che nella loro relazione, datata 2 aprile, riportano quanto segue: "Il servizio sociale scrivente ha contattato diverse strutture di accoglienza, che tuttavia, a causa dell’emergenza sanitaria, non erano disponibili ad accettare nuovi ospiti trovandosi già in seria difficoltà". Eccolo il bisogno primario che non si è pensato di garantire durante l’emergenza: un tetto per una madre separata, due figli e una nonna. Ieri Carmen era parcheggiata davanti alla sede Aler di viale Romagna: "Chiedo una casa popolare. Sono delusa dalle istituzioni perché non danno risposte a chi si trova in difficoltà. Io – dice – mi ritrovo in questa situazione dopo averle provate tutte. È brutto non avere alternative". Ora Carmen si è rivolta ad un avvocato. Sul caso interviene Carmela Rozza, consigliera regionale del Pd: "Questa madre è rimasta incastrata tra un provvedimento sbagliato, quello della Regione che nei fatti blocca le assegnazioni degli alloggi ignorando i bisogni dei cittadini, e un provvedimento che non si è pensato di fare: quello per garantire risposte all’emergenza abitativa anche in tempi di emergenza sanitaria".

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