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13 mag 2022

L’ospedale, le chat segrete e la coca: il narcos che voleva imitare Banksy

Ricercato Andrea Deiana, capo dell’associazione a delinquere smantellata da Dda e Squadra mobile. La trasferta in città per la nascita della figlia e i rimproveri della compagna: "Esageri con il telefono"

nicola palma
Cronaca
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Andrea Deiana

di Nicola Palma Per mesi, gli investigatori della Narcotici hanno seguito le tracce di quel nickname di Encrochat, la piattaforma di messaggistica istantanea che ha garantito l’anonimato ai suoi utenti fin quando un blitz anglo-franco-olandese non l’ha "bucata": Banksy. Forse Andrea Deiana aveva scelto il soprannome (usato anche come password per i conti corrente con l’aggiunta del suo anno di nascita) per provare a fare quello che allo street artist più celebre e misterioso al mondo riesce da sempre: lasciare le sue opere sui muri di mezzo mondo senza che nessuno conosca la vera identità dell’artista che le ha realizzate. Il quarantunenne di Terracina è rimasto a lungo un fantasma: aveva sì qualche precedente, ma da personaggio di secondo piano più che da potente e rispettato broker di cocaina e ketamina con legami strettissimi e datati con personaggi del calibro di Raffaele Imperiale. A smascherare la vita rispettabile da appassionato d’arte con galleria in pieno centro ad Amsterdam (solo una ricicleria di denaro sporco, per chi l’ha messa sotto sequestro) ci ha pensato un’operazione internazionale coordinata dall’aggiunto della Dda Alessandra Dolci e dai pm Silvia Bonardi e Cecilia Vassena e portata a termine dalla Squadra mobile con l’ausilio dei colleghi di Sco, Dcsa, Interpol e Divisione Sirene: per 21 persone, il gip Carlo Ottone De Marchi ha disposto il carcere, e finora all’appello mancano proprio Deiana, Vincenzo Amato (legato al clan pugliese Coluccia) e un altro indagato. L’inchiesta dei poliziotti guidati dal dirigente Marco Calì e dal funzionario Domenico Balsamo inizia nel settembre del 2019: nel mirino finiscono Manuel Zucca e Angelo Di Monte, che dietro il ruolo di co-titolari del ristorante di pesce Monkfish a Peschiera Borromeo celano una florida attività di spaccio di droga, con tre box a disposizione per lo stoccaggio (due a Santa Giulia e uno nel ...

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