L'immobile al centro dell'inchiesta
L'immobile al centro dell'inchiesta

Milano, 21 settembre 2020 - "Io in Italia fra i tanti lavori fatti facevo l'amministratore di società, avevo una società che aveva un capannone industriale di 1.300 metri, è stato venduto a una associazione che fa capo alla maggiore forza politica italiana, Lega, in questa vendita loro hanno preso tramite miei bonifici 330mila euro". È lo 'sfogo-confessione' del presunto prestanome Luca Sostegni nel caso Lombardia Film Commission, come emerge da un messaggio WhatsApp da lui inviato a una sua conoscente il 13 marzo scorso.

Nella chat Sostegni, che dopo il fermo a metà luglio sta collaborando coi pm (sarà sentito ancora venerdì prossimo), parla anche del «nero» poi finito su «un conto estero in Svizzera» e dei «giornalisti italiani» che in quel momento gli stanno chiedendo conto della vicenda del capannone venduto a un prezzo gonfiato alla LFC, che era presieduta da Alberto Di Rubba, uno dei tre commercialisti di fiducia del Carroccio finiti ai domiciliari. "I giornalisti italiani - scrive - sono venuti fino a qui (in Brasile, ndr) per intervistarmi su questa vicenda". Sostegni in quel periodo, secondo le indagini, sta ricattando Michele Scillieri, uno dei professionisti arrestati, per avere i soldi e non parlare dell'affare. E ancora Sostegni scrive: "Politici di merda sono qui per minacciarli loro, non mi hanno dato i soldi che mi hanno promesso".

Dalle carte dell'inchiesta viene a galla anche un presunto 'sistema' messo in piedi per creare, è l'ipotesi dei pm, 'fondi neri' raccolti dai contabili vicini al Carroccio. Un sistema fatto di una moltitudine di operazioni finanziarie sospette, si legge negli atti, "tra diverse società, coinvolte nei più disparati settori economici e spesso con lo stesso indirizzo, e il partito politico Lega Nord".