Claudio D’Amico e Gianluca Savoini insieme
Claudio D’Amico e Gianluca Savoini insieme

Milano, 23 luglio 2019 - L’ex bancario Francesco Vannucci, indagato per corruzione internazionale nell’ambito dell’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega, non intende rispondere alle domande dei pm di Milano titolari del fascicolo. Vannucci nei giorni scorsi ha fatto sapere di aver partecipato all’incontro del 18 ottobre all’hotel Metropol a Mosca, incontro al centro dell’indagine milanese. Gli inquirenti, nel frattempo, da quanto si è saputo, hanno trovato «tracce interessanti» della presunta trattativa al Metropol, a cui hanno partecipato anche tre russi, tra cui Ilya Yakunin, vicino all’avvocato Vladimir Pligin e quest’ultimo anche legato a Putin. Un presunto accordo su una compravendita di petrolio, un affare da 1,5 miliardi di dollari, che avrebbe dovuto garantire, stando a una registrazione audio, soldi alla Lega (65 milioni di dollari) per la campagna elettorale e stecche a funzionari russi (da qui l’ipotesi contestata di corruzione internazionale).

Mentre nell’inchiesta dell’aggiunto De Pasquale e dei pm Ruta e Spadaro si cerca di ricostruire, anche attraverso rogatorie all’estero, flussi di denaro legati alla trattativa (la compravendita, però, non è andata in porto), molte sono le persone che gli inquirenti devono ascoltare come testi. Anche per far luce, ad esempio, su una cena che si sarebbe tenuta il 17 ottobre sempre a Mosca, il giorno prima dell’incontro nell’albergo. Sarebbero stati presenti, tra gli altri, il vicepremier Matteo Salvini, lo stesso Savoini, il presidente di Confindustria Russia e manager Eni Ernesto Ferlenghi e Luca Picasso, direttore di Confindustria Russia, oltre a Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del leader della Lega.