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6 mag 2022

Le innocue stranezze del geometra Maja oggi fanno venire i brividi ai vicini

Taciturno, a volte litigioso senza essere aggressivo: così lo ricordano nel palazzo di via Sforza

I gesti. Le parole. Le abitudini di Alessandro Maja. Alla luce dello sterminio della sua famiglia (il primogenito Nicolò lotta tra la vita e la morte) i cittadini che vivono in via Ascanio Sforza accanto a Maja Group, lo studio di Interior design dell’uomo, geometra ("anche se si faceva chiamare architetto") e i commercianti che lo incrociavano

ogni giorno rileggono diversamente quelle che fino

a mercoledì sembravano "abitudini innocue". Tutti confermano fosse schivo, riservato. Un lato del carattere che con il senno di poi insospettisce. "Sembrava che persino un saluto gli costasse fatica. Lo faceva con un cenno del capo o con un “ciao“ a mezza bocca". L’ultima volta è stato visto martedì, "insieme al figlio. Trasportavano scatoloni. Cosa c’era dentro? Mistero". Impossibile anche consultare il sito internet dell’attività, “in manutenzione“ da due giorni. "È un mostro. Un vigliacco che ha ucciso la moglie e la figlia nel sonno. Che ha provato ad ammazzare anche il figlio. Che alla fine voleva togliersi la vita ma non ha avuto coraggio". Lo dice una vicina che con lui aveva battibeccato per la posa di un condizionatore. "A suo dire rovinava la facciata della nostra palazzina, una casa di corte tutelata dalla Soprintendenza. Abbiamo discusso, anche urlato. Ma non ha mai superato il limite della civiltà. Certo, ripensare oggi a quelle grida mi fa venire i brividi". In tanti confermano che a volte dormisse in ufficio, "quando si fermava a Milano per eventi o per le partite dell’Inter, di cui è tifoso". Passava nel locale accanto al suo studio a bere una birra. Il tempo di due chiacchiere e andava a letto. "Ma lo vedevamo anche spuntare al mattino prestissimo, alle 5 o alle 6. Notavamo la sua auto in strada. In zona Navigli, dove la caccia al parcheggio è aperta a tutte le ore, non passava inosservata". Perché arrivasse all’alba, nessuno lo sa.

Marianna Vazzana

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