Gli scavi
Gli scavi

Milano, 18 giugno 2018 - Metropolitana 4, il Comune batte in Tribunale il colosso del web. E la sentenza del Tar è destinata a fare giurisprudenza, «attesa l’assoluta novità delle questioni poste». Questioni che intercettano temi di primo piano come la realizzazione di una infrastruttura strategica per una città e il ruolo dei privati che ne vengono giocoforza coinvolti in fase di costruzione dell’opera. Stavolta, però, non stiamo parlando di commercianti e residenti delle zone che verranno attraversate dalla linea blu, bensì della Verizon Italia, filiale nostrana del più grande provider Usa di telecomunicazioni wireless. Cosa c’entra con il metrò? Semplice: le reti dell’azienda, così come quelle dei suoi competitor, viaggiano nel sottosuolo di Milano, anche nelle aree via via coinvolte dai cantieri. Conseguenza: vanno spostate se creano disturbo o intralcio agli operai. La battaglia legale tra Palazzo Marino e Verizon parte un paio di anni fa, e verte su un interrogativo: chi deve pagare la rimozione dei cavi? Le note diramate da piazza Scala il 17 marzo e il 6 aprile del 2016 parlano chiaro: «I costi devono reputarsi a carico della società di Tlc, senza alcun obbligo di rimborso da parte dell’amministrazione».

L'ordinanza del 30 giugno è ancor più perentoria, ricostruiscono a posteriori i giudici del Tar: Verizon deve «provvedere a proprie spese allo spostamento delle reti» che interferiscono col tracciato della linea 4. L’azienda non ci sta, e impugna tutti i provvedimenti della direzione Mobilità. I legali della ditta si aggrappano all’articolo 93 del decreto legislativo 259 del 2003, il Codice delle comunicazioni elettroniche. Il passaggio-chiave: «Le pubbliche amministrazioni, le Regioni, le Province e i Comuni non possono imporre per l’impianto di reti o per l’esercizio dei servizi di comunicazione elettronica oneri o canoni che non siano stabiliti per legge». Oneri o canoni tra i quali, per Verizon, ricadrebbero pure i soldi da sborsare per spostare le reti.

Tesi «suggestiva», conviene il collegio presieduto da Angelo Gabbricci, ma non sufficiente a superare le ragioni del Comune. Solidamente fondate sia sulle regole del Codice degli appalti pubblici (articoli 170 e 171) che sulla convenzione stipulata nel 1998 tra amministrazione e Verizon (all’epoca si chiamava WorldCom), che a sua volta rimanda al regolamento municipale per la concessione di suolo e sottosuolo. Conclusione: ha ragione l’amministrazione di piazza Scala, tocca agli americani pagare. O meglio rimborsare, visto che nel frattempo il Comune è andato avanti per la sua strada: i lavori sono stati già effettuati in proprio, in attesa che il Tar si esprimesse. Del resto, la M4 non poteva aspettare oltre, considerato che una delle cause dei ritardi accumulati risiede proprio nei contenziosi sullo spostamento delle interferenze. Ora spetta a Verizon coprire le spese, a meno che non decida di prolungare la guerra di carte bollate in Consiglio di Stato.