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26 mar 2022

L’assassino era lucido quando uccise il padre

Zakaria Morchidi, 34 anni, sferrò sei fendenti al collo del genitore dopo una lite per le sigarette: la perizia in incidente probatorio

I rilievi della Scientifica sul luogo del delitto, via Giambellino angolo via Odazio
I rilievi della Scientifica sul luogo del delitto, via Giambellino angolo via Odazio
I rilievi della Scientifica sul luogo del delitto, via Giambellino angolo via Odazio

MILANO

di Anna Giorgi

Era lucido e cosciente Zakaria Morchidi, 34 anni, nel momento esatto in cui ha ucciso il padre con sei coltellate alla gola. Cosciente al punto da avere confessato subito il delitto: "Sono stato io, il coltello lo trovate accanto al corpo", e cosciente al punto da avere spiegato il motivo di tanta rabbia durante l’interrogatorio di convalida: "L’ho fatto perché mio padre Mohamed picchiava mia madre e perché affittava le stanze di casa a pregiudicati". I motivi che lo hanno spinto al gesto estremo saranno da accertare, ma non cambieranno il quadro, mentre la sua capacità reale di intendere e volere sarà da valutare in incidente probatorio. Perché se verrà confermata cambierà il quadro dello svolgimento processuale. Servirà quindi una ulteriore perizia che sarà svolta già nei prossimi giorni. Mohammed, 69 anni, italiano di origine marocchina, era conosciuto da tutti con il nome di “Rami“. Un piccolo boss del quartiere Giambellino, come lo descrivono alcuni testimoni, clienti abituali del bar “Cindy“, dove Rami stazionava per i suoi “affari“ e davanti al quale è stato ucciso.

Rami era davanti al distributore automatico di sigarette, proprio all’angolo con via Odazio, sotto la telecamere, quando il figlio gli si è avvicinato, gli ha chiesto soldi per comperare le sigarette, una lite di pochi secondi, il tempo per Zakaria di tirare fuori dalla tasca un coltello da cucina, con la lama lunga venti centimetri, seghettata e infierire sul padre. Lo colpisce al collo, al petto, dove capita, più volte. L’ultimo colpo al cuore. Saranno alcuni passanti, solo una decina di minuti dopo, ad avvertire i soccorsi. La moglie di Rami arriva di corsa, coperta dal velo, avvertita da alcune conoscenti che resteranno a consolarla, il tempo di rendersi conto di quello che è successo e di sedersi su una sedia di plastica gialla, lì accanto, a piangere lungamente il marito.

Qualche passante si ferma e tenta di rianimarlo, i soccorsi lo trasportano al San Paolo dove arriverà in condizioni disperate e morirà poco dopo. Il figlio Zakaria era in cura al Cps di via Soderini. In base alle relazioni degli specialisti del Cps il 34enne aveva una invalidità del settanta per cento per via di una patologia psichiatrica. L’accertato "stato psicotico" però, per gli investigatori non sarebbe così grave da giustificare uno stato di incapacità di intendere e volere. E questo nodo sarà chiarito dalla perizia, perché nel caso fosse confermato che Zakaria era in grado di intendere e volere allora andrebbe a processo ordinario, non potendo usuifruire dei riti alternativi.

Destino sfortunato quello della famiglia Morchidi: Mohammed e la moglie, musulmana praticante, hanno pianto il primo figlio Kamal, che si era radicalizzato nella moschea di viale Jenner nel 2001. Aveva lavorato un po’ di tempo con il padre, poi era sparito. Era diventato un terrorista e solo molto tempo dopo i genitori avevano saputo che era deceduto in Iraq, da kamikaze votato al martirio per la jihad.

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