Il terminal degli autobus di Lampugnano
Il terminal degli autobus di Lampugnano

Milano, 14 agosto 2019 - Chi è più fortunato alloggia sulle panchine. Ma la maggior parte si deve «accomodare» sui cordoli del marciapiede o addirittura sul pavimento della stazione metropolitana. Succede ai viaggiatori che devono prendere l’autobus a Lampugnano. In via Giulio Natta, periferia ovest, non c’è una stazioncina ma un hub da cui arrivano e partono giorno e notte centinaia di autobus, da e per l’Italia e l’estero, di una ventina di operatori. Come Flixbus che collega Milano con oltre 200 località, incluse le mete top delle vacanze.

Ogni anno transitano quasi 3 milioni di passeggeri e in questi mesi estivi l’autostazione è presa letteralmente d’assalto. Eppure, proprio nel periodo più caldo, non è più accessibile la sala d’attesa interna, con annessa biglietteria, che prima rimaneva almeno aperta dalle 7 alle 21. Autostazioni Milano, che gestisce l’infrastruttura inaugurata nel 2007, fa sapere che da luglio sono iniziati «i lavori di ristrutturazione» del terminal che termineranno a «fine agosto». La nuova sala riaprirà a settembre con anche nuovi servizi. Al momento la biglietteria è stata collocata provvisoriamente in un container all’esterno. Per l’attesa ci si deve arrangiare.

Ne sa qualcosa Anna Garabina che viene da Panama per andare a vedere la Verona di «Romeo e Giulietta». Il suo bus parte alle 20.15 e lei è da oltre 2 ore per terra: «Ho sempre sentito parlare di Milano come di una meta glamour, con cittadini che amano l’eleganza. Quando sono arrivata in questa stazione così sporca mi sono detta: “Ma che è successo a questa città?”». «Non c’è neppure un locale dove cenare» sbuffa un papà, Graziano Spezialeti, con bimba piccola diretti in Belgio. A Lampugnano un bar c’è ma alle 19 ha già le serrande abbassate. Le alternative sono un camioncino ambulante, le macchinette e i venditori abusivi di patatine, banane, bibite e birre. C'è qualcosa poi di più grave dell’abusivismo alimentare. E sono i furti di valige e portafogli che a detta di un lavoratore dell’Atm «sono all’ordine del giorno».

La stazione attira tossici e borderline. Incluso il bengalese 31enne, responsabile due giorni fa dell’aggressione di una donna di 64 anni in largo La Foppa. Domenica sera gironzolava da queste parti: era stato controllato dalla polizia, dopo aver litigato con un connazionale. E poi c’è l’odore di Lampugnano. Precisa un backpacker francese, Tolga Anvol: «È una fragranza sgradevole nell’aria». Che sa di urina per dirla tutta. Perché c’è anche il problema della toilette. Servizi igienici provvisori sono stati allestiti di fronte alla biglietteria. Ma quando questa chiude alle 21, diventano inaccessibili pure loro. L’unica alternativa, peraltro non indicata da alcun cartello, è di avventurarsi dentro il parcheggio multipiano dell’Atm. Due vespasiani, al buio, dal fetore terrificante.