Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, davanti al tribunale di Milano
Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, davanti al tribunale di Milano

Milano, 22 ottobre 2015 - "La proprietà privata è sacra, cancelliamo il reato di eccesso di legittima difesa". E' questo il messaggio di Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord durante una Salvini intervistato davanti al tribunale di Milanomanifestazione del partito davanti al tribunale di Milano in solidarietà a Francesco Sicignano, il pensionato di 65 anni che l'altro giorno ha sparato a un ladro entrato nella sua casa di Vaprio d'Adda. Le persone al presidio sono circa settanta "per la legalità e la sicurezza". I manifestanti hanno bandiere del partito e uno striscione con la scritta "la Lega Nord sta con chi si difende". "Se la legge è sbagliata, è giusto disubbidire alla legge", ha detto Salvini a margine del presidio, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se si dovesse rispettare la legge che prevede l'eccesso colposo di legittima difesa.

"La proprietà privata e' sacra, chi entra non invitato in casa di qualcun altro deve sapere che rischia. La difesa e' sempre legittima, cancelliamo il reato di eccesso di legittima difesa", ha affermato Salvini. Intanto in giornata Sicignano ha detto a Skytg24: "Io non posso dire nulla, posso solo rammaricarmi di quello che è successo, perché effettivamente è sempre un ragazzo di 22 anni. Non sono solo io qui, il problema sono tutti, perché noi qui dormivamo con le porte aperte, fino a qualche anno fa dormivo con le finestre aperte, dal 2008 ho cominciato a dormire con la pistola sul comodino".

Non è mancata una polemica con i giornalisti Rai: «Fa di tutto fuorché servizio pubblico, parlo volentieri quasi con tutti tranne che con la Rai perché porta a casa il canone per fare disinformazione». Salvini ha risposto così alla domanda di un cronista della Rai sull'ipotesi di una strumentalizzazione da parte del Carroccio sull'episodio. A un'altra domanda del giornalista Rai il leghista ha risposto: «Sparare non va sempre bene, che domanda è? Quello era clandestino e doveva essere rispedito a casa».

Ai microfoni di casa di Radio Padania aveva detto: "Sento gente che straparla e dice che la Lega stimola le paure della gente... ma io mi chiedo che Paese è questo dove un pensionato deve dormire con la pistola sul comodino perché teme per la propria famiglia, invece che con un romanzo?". Parlando del reato di eccesso di legittima difesa ha aggiunto: "Non esiste, soprattutto nei confronti di chi porta una divisa e spesso e volentieri viene indagato per eccesso colposo di legittima difesa quando fa il suo mestiere". E a chi gli ha chiesto se porti un'arma,  ha risposto: "io il porto d'armi non ce l'ho e spero di non averlo mai perché dovrebbe essere chi porta una divisa che difende i cittadini ma bisogna tutelare le forze dell'ordine.

SICIGNANO - «Vogliamo tornare alla normalità»: Francesco Sicignano, lo ha detto ai giornalisti che lo hanno fermato davanti a casa, spiegando che ci vorrebbero 25 anni di carcere per chi ruba. «Di VAPRIO_CORTEO_9006640_213239questo la vera colpa non c'è l'ha nessuno. Ce l'hanno solo quel branco di idioti che sono giù a Roma perché ci sono politici bravi ma alcuni sono idioti - ha osservato -. Perché basterebbe fare della legittima difesa una legge, dare 25 anni a un reato del genere uno non viene più a rubare in casa. Ma 25 anni però, perché questo non è un furto, è uno stupro psicologico, a me, mia moglie, nipote, i miei figli, i fratelli. È ora di finirla. Ne abbiamo pieni i coglioni». Sicignano ha detto di stare male. «Come vuole che stiamo? - ha chiesto - .Mia moglie trema, oggi l'ho portata dal medico. Le sembra una cosa ragionevole?». Il suo primo pensiero, ha spiegato, «va ai genitori» del ragazzo morto «perché ha sempre 22 anni», il secondo, commosso, all'Arma dei Carabinieri. «Abbiamo dei fantini professionisti, perché sono preparatissimi, e poi gli diamo gli asini per correre. Dove vuole che andiamo?» ha concluso. L'avvocato difensore mantiene invece il riserbo: «Vista la delicatezza di questa fase preferisco non rilasciare dichiarazioni, nel rispetto della segretezza delle indagini»: lo ha spiegato l'avvocato Antonella Pirro.

I LADRI - Intanto di è saputo che abitava nella Martesana, a Trezzo sull'Adda, Gjergi Gjonj, il ladro albanese di 22 anni ucciso lunedì notte. Il giovane dunque non si era spinto lontano per consumare il furto finito in tragedia. Sono dunque  concentrate in zona le ricerche dei due complici della vittima, fuggiti a piedi – come raccontano alcuni testimoni – da via Cagnola, teatro del delitto. Si ritiene possano essere nascosti fra qui e l’Isola Bergamasca,dove in passato i tre erano stati protagonisti di un racket della prostituzione, smantellato e sfociato nell’espulsione del bandito che ha perso la vita durante il raid. Gli inquirenti stanno esaminando i tabulati telefonici di Francesco Sicignano e del giovane ladro perché potrebbero essere utili per identificare i due presunti complici, che potrebbero fornire elementi utili per ricostruire la dinamica. Gli inquirenti attendono inoltre l'esito dei rilievi affidati ai carabinieri del Ris di Parma, degli esami balistici e fotografici e dell'autopsia sul cadavere dell'albanese, fissata per lunedì prossimo. Dalle indagini, coordinate dal pm Antonio Pastore e dal procuratore aggiunto Alberto Nobili, sembra confermata l'ipotesi che Sicignano abbia sparato al ladro mentre questo si trovava fuori dall'abitazione, sulle scale esterne.