Marco Bonometti
Marco Bonometti

Milano, 16 maggio 2019 - Solo pochi secondi di finto aplomb, per poi agitarsi e alzare i decibel. Anche quando il discorso sembrerebbe il più tranquillo e pacato del mondo. Marco Bonometti è così: modi schietti, voce rauca e tanta grinta. Presidente di Confindustria Lombardia dal novembre 2017, bresciano, 65 anni, guida da presidente e amministratore delegato le Officine Meccaniche Rezzatesi: colosso delle componenti per auto con 3.200 dipendenti e oltre 650 milioni di fatturato (730 milioni stimati per il 2018). Dal 1985, da quando accettò di fare il presidente del gruppo “Giovani” dell’Associazione industriale bresciana, ha ricoperto vari ruoli nel mondo associativo industriale. Ma è sempre stato poco incline ai compromessi della politica, anche di quella di viale dell’Astronomia a Roma. Nel 2016 punta proprio alla massima carica all’interno di Confindustria, ma non finisce bene. Forte del sostegno che può vantare da presidente dell’Associazione industriale bresciana (quella della terza provincia in Europa per specializzazione nella manifattura) entra nella grande corsa per la successione di Giorgio Squinzi che, alla fine, avrebbe premiato Vincenzo Boccia. Bonometti va ad incontrare i saggi di Confindustria ed esce sbattendo la porta: «Avevo detto subito che non mi interessava una poltrona – afferma subito dopo aver ritirato la candidatura – che non volevo voti di scambio, che non ero disponibile a compromessi che pregiudicassero gli interessi della generalità delle imprese».

La tempra dell’imprenditore, però, si vede subito: Bonometti a 23 anni, mentre sta studiando ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, prende la guida dell’azienda di famiglia per la morte del padre Carlo. Quella laurea la conquisterà lavorando. Telai, componenti per il motore, per il cambio e per i freni: Officine Meccaniche Rezzatesi è uno dei colossi della filiera della componentistica automotive che si concentra nel Bresciano. Eppure l’azienda guidata da Marco e dal fratello Franco era nata proprio cento anni fa per realizzare macchine per la lavorazione del marmo. Nel 1955 si trasforma in Officine meccaniche rezzatesi e punta sulle lavorazioni meccaniche. Del resto, in questa zona del Bresciano si respira meccanica al servizio delle auto. Difficile da dimostrare dati alla mano, ma si potrebbe scommettere che smontando un’auto tedesca si scoprirebbe che buona parte dei pezzi vengono da qui. E la filiera automotive ha di fronte nuove rivoluzioni «molto più difficili che in passato», come ricorda spesso Bonometti parlando del mondo dell’auto senza dimenticarsi di citare il pensiero dell’amico Sergio Marchionne. Nella lista dei clienti della Omr ci sono le principali case automobilistiche con la Ferrari come fiore all’occhiello. Ma la presenza di vari stabilimenti in tutto il mondo (il primo all’estero è stato aperto nel 1997 in Marocco) ha proprio l’obiettivo di diversificare i mercati.

Uscendo dall’azienda e dagli uffici di Confindustria, la pallanuoto ha sempre entusiasmato Bonometti, ma anche la politica è una vecchia passione. Non è un segreto che Bonometti sia un uomo di destra, anche se ha apprezzato la politica industriale del Governo Renzi. Il Piano Impresa 4.0 prima di tutto. Sempre molto critico invece nei confronti di questo, di Governo: «Sblocca cantieri? Non è ripartito proprio niente, stanno prendendo in giro gli italiani», ha detto ieri commentando l’andamento dell’economia lombarda. E guardando indietro di qualche anno si trovano anche scontri pubblici con i sindacati, colpevoli a suo dire di restare aggrappati a improduttivi retaggi del passato. Ma il Bonometti imprenditore è anche altro. Si è impegnato del settore sanitario e termale ed ha costituito la Fondazione per il Liceo Luzzago di Brescia, particolarmente orientato alle scienze, alla tecnologia e alle lingue. Il terzo filone che l’ha fatto appassionare è quello finanziario, in primis con Banca Santa Giulia, istituto di credito che sostiene in particolare le Pmi del Bresciano.