Adam Kabobo
Adam Kabobo

Questo articolo è contenuto nella newsletter "Buongiorno Milano".  Ogni giorno alle 7, dal lunedì al venerdì, gli iscritti alla community del «Giorno» riceveranno una newsletter dedicata alla città di Milano. Per la prima volta i lettori potranno scegliere un prodotto completo, che offre un’informazione dettagliata, arricchita da tanti contenuti personalizzati: oltre alle notizie locali, una guida sempre aggiornata per vivere in maniera nuova la propria città, consigli di lettura e il commento di un ospite. Per ricevere via mail la newsletter clicca su  www.ilgiorno.it/buongiornomilano

Milano, 5 dicembre 2020 - Suo padre Ermanno è stato una delle vittime della furia di Adam Kabobo, ucciso a 64 anni a colpi di piccone per strada insieme ad altri due passanti scelti a caso, quella maledetta mattina dell’11 maggio 2013, mentre altri due si salvarono. Andrea Masini, 42 anni, già aveva ritenuto "inadeguata" la pena stabilita per l’assassino 38enne ghanese: 42 anni di reclusione, ridotti a 28 per l’abbreviato. Ora, il ricalcolo "al ribasso", che porta a un ulteriore sconto di anni, perché la Cassazione ha annullato l’ordinanza sul “cumulo” da 28 anni di reclusione, non può che avvilirlo ancor di più.

Cosa dice di questo “sconto” di pena?
"Non cambia la sostanza, ma sicuramente peggiora l’umore della giornata. Non avevo dubbi sul fatto che con il passare degli anni questo soggetto avrebbe sicuramente beneficiato di sconti ma è normale che, saperlo, non mi renda felice".
Cosa auspicava?
"Almeno che la pena non venisse ridotta, non così presto. Peraltro una pena che già non consideravo adeguata considerando che quella violenza ingiustificata ha portato alla morte di tre persone. Non solo, Kabobo non mi risulta abbia brillato per buona condotta. Quindi alleggerire la pena - anche se non mi stupisce - chiaramente mi dà fastidio. Ma purtroppo è così. Io avevo fatto dei calcoli, anche parlando con amici avvocati, ed ero preparato al fatto che in carcere avrebbe trascorso meno anni di quelli effettivamente da scontare. Ma è ridicolo, e nei confronti dei familiari è un altro duro colpo: è come ricevere una sberla dopo l’altra. E noi siamo vittime, noi non rivedremo mai più i nostri cari. Io ho un bambino di 6 anni, che non ha potuto conoscere suo nonno. Tra l’altro sto cercando di ottenere l’indennizzo previsto dallo Stato per le vittime di reati intenzionali violenti. Ancora non ho visto un centesimo...".
Come mai?
"Sembra una corsa a ostacoli, ci sono mille difficoltà burocratiche, che sto cercando di superare con i miei avvocati. Non mi aspettavo tutte queste complicazioni. Sapevo che da Kabobo non avrei mai potuto ottenere niente, essendo lui nullatenente, ma speravo che non fosse meno dura attingere al fondo per le vittime. Mi auguro che altri non abbiano ad avere a che fare con questo sistema in futuro, altrimenti si ritroveranno nella mia stessa situazione: occorre semplificazione".
Suo figlio conosce la storia del nonno?
"No. Non gliel’ho mai raccontata perché non è ancora il momento, ho deciso per ora di non spiegargli ciò che è accaduto. Sa solo che i nonni non ci sono più...".
Come sta vivendo, in questo periodo di restrizioni, vicino al Natale?
"Chiaramente, stando quasi sempre in casa e uscendo solo per questioni necessarie, i ricordi vengono più facilmente a galla e la sofferenza aumenta. Anche il periodo delle festività che si avvicina non aiuta, perché il paragone con il passato è automatico nella mente. Ma cerco sempre di farmi forza, per mio padre che non c’è più e per il mio bambino che è il mio presente e il mio futuro".